In provincia di Bologna si sta verificando un caso abbastanza delicato per una badante di nazionalità rumena che riporta l’attenzione su cosa può accadere dopo la morte della persona assistita dal lavoratore stesso. La badante si trova ad aver perso il lavoro proprio perché è venuto a mancare l’anziano a cui prestava assistenza, ma adesso si trova anche a rischiare il tetto sotto cui abita. Un recente articolo del sito di informazione legale “laleggepertutti.it” spiega nel dettaglio quali sono i diritti del lavoratore domestico al termine del contratto di lavoro nella fattispecie in questione, cioè del passaggio a miglior vita del soggetto da assistere.

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Familiari del defunto che negano i diritti spettanti al lavoratore sono situazioni molto frequenti che spesso portano a vertenze sindacali e spesso finiscono in tribunale. Ecco tutto quello che c’è da sapere su questa particolare categoria di lavoratori e sui diritti loro spettanti alla fine del rapporto di lavoro.

Cosa spetta alla badante dopo la morte dell’assistito

La vicenda di cronaca, diventata tale dopo la segnalazione di un medico curante, riguarda una donna rumena che per anni ha assistito un anziano in un comune del bolognese, Castelmaggiore.

La donna viveva in una casa di edilizia pubblica residenziale ma dopo la morte dell’anziano è rimasta senza lavoro e adesso con una ingiunzione di sfratto. In due lettere aperte che chiedono una soluzione al rischio di rimanere senza casa della sfortunata lavoratrice, si rimarca il fatto che dopo anni di assistenza, tra badante e anziano si instaura spesso un rapporto affettivo. Per la donna adesso, oltre al dolore per la perdita del “nonnetto”, si aggiungono le problematiche relative alla perdita del lavoro e quindi anche quelle dello sfratto.

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Da anni il settore domestico è regolato da un CCNL di categoria che segna modalità di assunzione, diritti e doveri di lavoratori e datori di lavoro. In caso di interruzione del rapporto di lavoro, il CCNL prevede 30 giorni di preavviso da parte del datore di lavoro e quindi della famiglia presso cui il lavoratore è in servizio. Il preavviso non va dato nel caso di morte del soggetto assistito se il lavoratore svolge il ruolo di badante. Alla fine del rapporto di lavoro alla badante spetta lo stipendio per i giorni che ha lavorato durante il mese di decesso della persona da assistere, il TFR maturato, le ferie, i permessi non sfruttati e la tredicesima maturata per i mesi in vita dell’assistito.

I diritti e le vertenze

Il TFR per la badante si calcola sommando le retribuzioni dell’intero anno, compreso le indennità di vitto e alloggio e si divide il risultato per il coefficiente 13,5. Quanto fuoriesce è il TFR spettante per ogni anno di lavoro svolto sotto contratto. Le ferie che matura il lavoratore invece sono pari a 26 giorni per anno solare di lavoro, indipendentemente da orari di lavoro. Stesso discorso per i permessi. La badante ha diritto a 16 ore di permessi annui retribuiti per eventuali visite mediche.

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Ci sono anche 3 giorni di permesso retribuito per problemi di familiari conviventi o parenti entro il 2° grado e 2 giorni se il badante è maschio nel caso in cui diventi papà di un figlio. Saranno gli eredi del defunto a dover far fronte agli adempimenti necessari per la chiusura del rapporto di lavoro. Infatti, anche se il datore di lavoro spesso è lo stesso anziano assistito, ciò non toglie responsabilità in questo senso agli eredi del defunto. La badante in caso contrario ha tutti i diritti di impugnare il rapporto di lavoro presentando vertenza che statistiche alla mano, va sempre a vantaggio del lavoratore. Anche il diritto ad abitare la casa dove si svolge il lavoro e dove la badante ha spostato residenza decade nel momento della perdita del caro vecchietto, anche se è fatto divieto agli eredi, di cacciare dall’oggi al domani la badante dall’alloggio. Infatti bisogna dare alla stessa il tempo necessario per trovare nuova collocazione. La badante quando cessa il rapporto di lavoro, anche in caso di decesso del soggetto da assistere, avrà diritto alla Naspi, la disoccupazione indennizzata Inps. Il diritto è pari alla metà delle settimane di lavoro effettivamente svolte nei 4 anni precedenti la data di perdita del lavoro. Il periodo massimo indennizzato è di 2 anni. L’importo della Naspi è pari al 70% dello stipendio medio percepito nei 4 anni di osservazione e fino ad un massimo di 1.300 euro al mese. L’importo del sussidio scende del 3% al mese dopo il terzo mese di fruizione.