Per andare in pensione nel 2019 le possibilità aumenteranno grazie all’entrata in vigore di quota 100 e opzione donna. Si tratta delle tanto discusse misure che il governo Conte ha ormai varato per entrare in vigore l’anno venturo. Due misure che secondo l’esecutivo, dovrebbero consentire a molti lavoratori di lasciare il lavoro anticipatamente rispetto alla legge attuale, quella della riforma Fornero. In effetti le due misure prevedono età pensionabili inferiori rispetto alle normali soglie delle altre misure pensionistiche oggi vigenti, anche se tra paletti e vincoli per molti addetti ai lavori, vengono considerate misure alquanto difficili da sfruttare.

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Oltre ad opzione donna che consentirà l’uscita per le lavoratrici a 58 anni o la quota 100 per soggetti con almeno 62 anni di età, l’esecutivo ha confermato anche per l’anno prossimo l’Ape sociale. Vediamo tutte le possibilità che il sistema previdenziale destinerà ai lavoratori per poter lasciare il lavoro.

I due pilastri del sistema

Le due vie di uscita classiche per le Pensioni resteranno sempre la pensione di vecchiaia e la pensione anticipata.

La pensione di vecchiaia nel 2019 sarà percepibile solo da soggetti con almeno 67 anni di età, perché da gennaio scatterà il tanto discusso aumento di 5 mesi per l’aspettativa di vita. I contributi necessari per le quiescenze di vecchiaia resteranno sempre 20 anni. A 67 anni si percepirà anche l’assegno sociale, anche in questo caso, con un aumento di 5 mesi rispetto al 2018. Detonato lo scatto per l’aspettativa di vita per quanto riguarda le pensioni anticipate, le ex pensioni di anzianità, cioè le prestazioni pensionistiche distaccate da vincoli di età.

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Anche nel 2019 le soglie restano fissate come contribuzione, a 42 anni e 10 mesi o a 41 anni e 10 mesi, rispettivamente per uomini e donne. L’età pensionabile a 67 anni è quella utile anche sulle pensioni in deroga, come quelle con soli 15 anni di contributi previste da deroga Amato o opzione Dini. Pensione di vecchiaia contributiva invece che sale a 71 anni di età, sempre con assegno pensionistico pari ad almeno 2,8 volte il minimo.

Le novità 2019

Quota 41 per i precoci nel 2019 necessiterà di 41,5 anni di contributi.

Una misura ormai strutturale che resta destinata a soggetti con determinate caratteristiche di disagio come i disoccupati, gli invalidi, i caregivers o soggetti alle prese con i lavori gravosi. Per loro è necessario aver versato un anno di contributi dei 41 e 5 mesi richiesti, prima dei 19 anni di età, anche in maniera discontinua. Le stesse platee di disagiati di quota 41 sono i possibili fruitori dell’Ape sociale. Servirà però avere almeno 63 anni di età ed almeno 30 anni di contributi versati per disoccupati e soggetti invalidi o con invalidi a carico, mentre 36 anni sono richiesti ai lavori gravosi.

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La quota 100 invece è la grande novità del governo giallo-verde. SI potrà andare in pensione dalla prossima primavera, con la prima finestra di uscita per lavoratori del settore privato. Necessario avere almeno 62 anni di età ed almeno 38 di contributi. Nella misura, divieto di cumulo con altri redditi da lavoro (possibile solo cumulare quelli da lavoro autonomo occasionale fino a 5.000 euro) e uscita con decorrenza basata sul sistema a finestre.

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Per i lavoratori del settore privato, finestre trimestrali mentre nel pubblico impiego finestre semestrali. Opzione donna invece è misura destinata come prevede il suo nome, alle sole lavoratrici. Si tratta di una pensione contributiva, cioè basata sul sistema di calcolo relativo ai versamenti previdenziali e più penalizzante di quello retributivo. A prescindere dal fatto che i contributi siano stati versati in periodi dove vigevano il sistema retributivo o misto, per le lavoratrici che sceglieranno l’anticipo con opzione donna, l’assegno previdenziale sarà calcolato con il sistema contributivo, con riduzioni di pensione che potrebbero superare il 30%. Per la misura sono necessari 35 anni di contributi uniti ad almeno 58 anni di età, entrambe le soglie da completare nel 2019.

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