Qualsiasi lavoratore che usufruisca dei permessi concessi dalla legge 104/92 e che ne faccia un abuso conclamato, commette due illeciti. Si va incontro a due diverse tipologie di sanzioni. Nella fattispecie, i reati o gli illeciti sono due, uno di carattere civile e uno (ben più grave) di tipo penale. Una sentenza della Suprema Corte specifica che gli abusi sui permessi essendo un reato contro lo Stato rientrano tra quelli a cui si può procedere d'ufficio. In questo caso non sarà necessario procedere con l'apertura del procedimento disciplinare ma basterà la denuncia del datore di lavoro ai Carabinieri o alla Polizia per aprire un fascicolo e inviarlo alla Procura della Repubblica, al fine di avviare le indagini.

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Falsi permessi Legge 104: l'illecito civile può portare al licenziamento

In questo particolare caso il lavoratore che fa abuso dei permessi lui concessi dalla Legge 104/92 compie un reato nei confronti dell’Amministrazione o dell’Azienda presso cui lavora. In questo caso, se viene accertato che il lavoratore non ha svolto la propria prestazione (così come richiesto dal lavoratore) senza una reale motivazione, incorre in una sanzione che dà inizio ad un procedimento disciplinare da parte dell’Amministrazione.

Dopo la conclusione di tutto l’iter istruttorio il dipendente (una volta accertato l’illecito) rischia anche al licenziamento in tronco per giusta causa.

Per essere più precisi, l’Amministratore o l’Azienda che rileva questo tipo di illecito da parte di un suo dipendente avvierà un’azione disciplinare verso il dipendente attraverso una pratica di contestazione. Si tratta di una lettera in cui viene contestato l’illecito riscontrato; contemporaneamente l’azienda darà 5 giorni di tempo all’interessato per presentare le sue difese con le dovute spiegazioni di quanto accaduto.

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Dopo l’esito di queste prove potrà scattare il licenziamento.

Tra l’altro, l’Amministrazione o l’Azienda privata, in qualità di datori di lavoro, possono anche effettuare le indagini sul dipendente sospetto, avvalendosi di agenzie investigative, nel pieno rispetto dei dettami dello Statuto dei Lavoratori.

Una Sentenza della Corte di Cassazione (la n. 5574/2016) ha disposto nel caso di specie che il lavoratore che svolge l’assistenza solo in parte rispetto al totale delle ore usufruite come permessi (di cui alla Legge 104/1992), farebbe trapelare un totale disinteresse nei confronti delle esigenze dell'azienda presso cui presta il suo lavoro.

In questo caso quindi il lavoratore sottrae all’Amministrazione parte della retribuzione lui spettante relativa alle ore concesse ma indebitamente percepite, commettendo quindi il reato a lui ascrivibile. Nei confronti del datore di lavoro il dipendente ‘furbetto’ ha violato "i principi di correttezza", disattendendo per questo anche i principi contenuti nelle clausole contrattuali. Questo, in breve, il contenuto della motivazione che sta alla base della sentenza prima menzionata.

L'illecito penale sui permessi Legge 104 (è un reato contro lo Stato)

Il secondo illecito assume più importanza rispetto al primo in quanto questa volta il reato è di tipo penale; l’illecito di per se è perpetrato ai danni dell’Inps, l’Ente di Previdenza Nazionale, di proprietà dello Stato.

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In effetti, in questo secondo caso il dipendente che compie un abuso dei permessi sulla Legge 104 commette il reato di “indebita percezione del trattamento economico ai danni dell’Inps” e come conseguenza diretta anche quello di “truffa ai danni dello Stato”. A tal proposito, una Sentenza della Cassazione (n. 54712/2016) stabilisce che l’utilizzo illegittimo dei permessi di cui alla Legge 104 oltre a gravare sulla collettività, costituirebbe una mera strumentalizzazione dello stato di salute di una persona affetta da handicap.

Il reato di indebita percezione del trattamento economico attribuito al lavoratore, dunque, potrà essere contestato allo stesso, in quanto è proprio l’Inps che eroga lo stipendio al dipendente per quei giorni di permesso da lui usufruiti per una non veritiera o/e reale motivazione. In concreto, le ore sono anticipate dal datore di lavoro per poi essere recuperate dall’Inps attraverso la compensazione dei contributi che il datore di lavoro dovrà versare al medesimo Istituto di previdenza.

Abuso permessi: Le motivazioni della sentenza della Suprema Corte

In ultima analisi – è spiegato nella Sentenza la Suprema Corte – che il lavoratore 'furbetto' che abusa dei permessi retribuiti per la falsa assistenza ai portatori di handicap rappresenta per la collettività un “peso sociale”. In questo caso, conclude il disposto, essendo di fatto un reato contro lo Stato, la procedura sarà più snella e proprio per questo potrà procedersi d’ufficio, senza quindi la necessità da parte del datore di lavoro dell’avvio della procedura prima descritta.

Visto che si tratta di un reato penale, chiunque potrà segnalare direttamente alle Forze dell’Ordine l’abuso dei permessi 104; anche un collega che assiste direttamente o indirettamente al compimento del reato posto in essere. Come tutti i reati procedibili d’ufficio, la denuncia permetterà alle forze dell’ordine di aprire un fascicolo su questo reato e inviarlo alla Procura della Repubblica, la quale avvierà le successive indagini.

La novità sostanziale risiede proprio nella procedura d’ufficio, visto che non sarà più necessario ricercare o possedere le prove confutabili sul reato presunto o commesso; tale sussistenza delle prove riguarderà il lavoro del Pubblico Ministero.