Se davvero il governo sembra abbia intrapreso la strada di assecondare Bruxelles sugli appunti mossi alla manovra, cioè tagliando il deficit previsto e riducendo di circa 7 miliardi il conto della stessa, il pacchetto Pensioni previsto dall’esecutivo potrebbe essere ormai in dirittura di arrivo. Quota 100, opzione donna e tutte le altre misure pensionistiche, che secondo il governo serviranno a superare la riforma Fornero, possono proseguire spedite, probabilmente con un emendamento alla legge di Stabilità.

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Nel pacchetto ormai sembra certo lo stop all’aspettativa di vita previsto da tempo che avrebbe portato i requisiti per molte prestazioni pensionistiche in avanti di 5 mesi. Lo stop su cui sembra aver puntato il governo riguarda solo le pensioni anticipate perché, per vecchiaia, assegno sociale e precoci, nel 2019 ci vorranno 5 mesi in più per centrare la quiescenza. Le pensioni anticipate quindi dovrebbero venire salvaguardate ma, come vedremo, non del tutto perché cambierà il sistema di decorrenza degli assegni.

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Pensioni

Cos’è l’aspettativa di vita per le pensioni

Da anni ormai si tende a collegare le stime Istat sulla vita media degli italiani, meglio conosciute come aspettativa di vita, alle pensioni. Aumentando la teorica vita media degli italiani, secondo i dati dell’istituto di statistica, i requisiti di accesso per le pensioni si allontanano. Questo perché, stando ai numeri dell’Istat, vivendo più a lungo si percepisce per più tempo la pensione e pertanto lo Stato corre ai ripari allontanandola dagli italiani.

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La pensione di vecchiaia che, fino a fine 2018, si centra con 66 anni e 7 mesi di età, dal 1° gennaio si percepirà con 67 anni di età. Stesso inasprimento per la quota 41 per i precoci, da gennaio sale a 41 anni e 5 mesi di contributi o per gli assegni sociali, anch’essi portati all’età minima di 67 anni.

Le pensioni di anzianità

Discorso diverso, come dicevamo, per le pensioni anticipate. Si tratta della misura previdenziale distaccata da limiti anagrafici, che si centra solo al raggiungimento di una determinata quota di contributi.

Le pensioni anticipate non sono altro che le vecchie pensioni di anzianità, quelle che la Fornero cestinò e sostituì con quest’altra definizione. Proprio alla riforma Fornero è addebitabile l’inasprimento massimo di questa misura, che una volta consentiva l’accesso alla quiescenza con 'solo' 40 anni di lavoro. Fino a fine anno ci vorranno 42 anni e 10 mesi di contributi per i lavoratori maschi e 41 anni e 10 mesi per le donne. Il previsto scatto di 5 mesi non sarà applicato proprio con un intervento dell’attuale esecutivo nell’emendamento pensioni.

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Tutto resterà invariato come soglie di accesso, ma non come meccanismo della misura che si adeguerà alla novità finestre previste per quota 100. Sembra probabile che la pensione anticipata non verrà percepita immediatamente dai beneficiari che saranno costretti ad attendere l’apertura di una prefissata finestra di uscita. La decorrenza della pensione, cioè il giorno in cui un neo pensionato va per la prima volta all’incasso del primo rateo di pensione, non scatterà dal primo giorno del mese successivo a quello in cui si completano i 42 anni e 10 mesi di età.

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Bisognerà attendere 3 mesi, cioè l’apertura della prima finestra utile. In pratica, nonostante venga congelato l’aumento di 5 mesi per l’aspettativa di vita, la pensione anticipata potrebbe slittare di 3 mesi.

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