Secondo un recente studio della Banca d'Italia, status sociale e ricchezza si ereditano dalla famiglia a prescindere dalle capacità. Insomma in sostanza in Italia la meritocrazia avrebbe un ruolo quasi marginale.

Le classiche frasi "Siamo tutti uguali", "Studia per diventare qualcuno", "Pari opportunità", a quanto pare in Italia sono spesso solo vuoti modi di dire.

Dai risultati emersi da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della Banca d'Italia, non sarebbe la meritocrazia a far "spiccare il volo" sul piano lavorativo: istruzione, posizione lavorativa e, di conseguenza, status sociale e condizione economica, si ereditano sempre più spesso dalla famiglia di appartenenza.

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In poche parole: chi è figlio di una famiglia ricca o benestante, con un buon livello d'istruzione e vive in una zona "in" della città, avrà ottime possibilità di avere successo. Viceversa, chi nasce povero e in periferia, quasi sicuramente resterà fermo lì per tutta la vita e sarà più esposto al rischio di disoccupazione o di fare lavori di bassa manovalanza e mal retribuiti.

Meritocrazia e mobilità intergenerazionale

La meritocrazia è sparita: non conta se sei un genio oppure ti impegni per essere il primo della classe.

Se la tua famiglia è povera molto probabilmente non potrà mandarti in un buon Liceo e in una buona Università e, quindi, verrai penalizzato rispetto ad un tuo coetaneo meno dotato e meno volenteroso ma più ricco.

Quella che si chiamava "mobilità intergenerazionale", ovvero la possibilità per i figli di salire di status all'interno della società, è a livelli bassissimi, i più bassi degli ultimi anni.

A partire dal dopoguerra l'Italia ha assistito ad una fortissima mobilità e molti figli di contadini o di operai, grazie all'istruzione pubblica, sono diventati brillanti ingegneri, medici, avvocati.

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Oggi sembriamo invece ritornati agli anni in cui il destino di un individuo era già segnato alla nascita e non contavano nulla la meritocrazia, l'impegno, le doti personali, le abilità.

Questo fenomeno di "staticità intergenerazionale" come naturale conseguenza crea "ghetti", ovvero zone della città con gruppi standardizzati che si frequentano solo al loro interno reiterando il fenomeno all'infinito senza possibilità di svolta.

Schematicamente potremmo dire che sempre più spesso i ragazzi di periferia sono "contro" quelli del centro; i figli dei poveri "contro" i figli dei ricchi; i ragazzi dei Licei "contro" i ragazzi degli istituti professionali; i ragazzi che vanno all'Università "contro" quelli che non possono andarci.

Meritocrazia e Istruzione, un binomio inscindibile

Se, fuori da ogni buonismo, è pur vero che non siamo tutti uguali e non abbiamo tutti le stesse capacità, è ancor più vero che in una società moderna dovremmo avere tutti le stesse opportunità di partenza.

Poi andrà come nella parabola dei talenti: c'è chi delle opportunità saprà farne qualcosa e chi no, ma almeno nessuno sarà stato vittima di diseguaglianze sociali dovute ad un pessimo sistema di welfare.

Come risolvere questa totale eclissi di meritocrazia e di mobilità intergenerazionale? La bacchetta magica non esiste, ma il primo fattore determinante su cui investire è l'istruzione.

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Il livello delle scuole pubbliche deve essere buono ovunque, centro e periferie, con insegnanti preparati e programmi efficienti, sottoposti a periodiche revisioni per meglio rispondere alle esigenze del mercato del lavoro.

In seconda battuta è necessario dare aiuti concreti alle famiglie bisognose per mandare i figli all'Università. In alcuni Paesi del Nord Europa, ad esempio, gli studenti più meritevoli non pagano le tasse in modo da premiare la meritocrazia e incentivare la cultura e la realizzazione dei soggetti, a prescindere da dove provengono.