Il decreto sulle Pensioni è stato finalmente pubblicato e adesso tutto ciò che contiene diventa legge dello Stato. Alle tante misure di cui dispone oggi l’ordinamento, si aggiungono quota 100 e opzione donna, con una proroga dell’Ape sociale che doveva scadere a fine 2018 e con un ritocco sostanziale per quanto riguarda le pensioni anticipate. Se alle novità del decreto aggiungiamo anche ciò che è successo dal 1° gennaio, quando l’aspettativa di vita ha allungato di 5 mesi l’età pensionabile per la stragrande maggioranza degli strumenti pensionistici vigenti, evidente che il sistema, anche se si basa ancora sulla legge Fornero, ne esce profondamente cambiato.

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Un primo effetto evidente è che nel mondo previdenziale entra in scena una maggiore flessibilità in uscita, con tutte le novità che riguardano strumenti che devono essere scelti dal lavoratore in base alle sue esigenze e quando deciderà di uscire una volta maturati i requisiti minimi. Vediamo come cambiano le pensioni.

Vecchiaia e anticipate

L’aspettativa di vita, collegata alle pensioni già con uno dei governi Berlusconi, sposta in avanti età e vincoli di uscita in base a come cresce la vita media degli italiani.

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A gennaio era previsto uno scatto di 5 mesi, che però il governo ha deciso di congelare per le pensioni anticipate lasciandolo però effettivo per quelle di vecchiaia. Quando si centra la pensione anticipata? Dal primo gennaio le pensioni anticipate sarebbero dovute salire fino ai 43 anni e 3 mesi (42 anni e 3 mesi per le donne). L’esecutivo, nello stesso decreto di quota 100 ha congelato questo aumento, non solo per il 2019, ma fino al 2026.

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Pensioni

Pertanto, anche nel 2019 chi raggiunge 42 anni e 10 mesi di contribuzione versata potrà lasciare il lavoro indipendentemente dall’età, con l’anno in meno per le donne sempre attivo. Occorre però aspettare tre mesi tra data di chiusura del requisito contributivo e data di incasso della prima mensilità di pensione, secondo il meccanismo delle finestre. Sale di 5 mesi e quindi a 67 anni per tutti i lavoratori, la pensione di vecchiaia, sempre con almeno 20 anni di contributi.

Confermata anche una eccezione a questo inasprimento per gli addetti ai lavori gravosi e usuranti che continueranno a godere fino al 2021, di uno sconto di 5 mesi sull’età pensionabile.

Il ritorno delle quote

Con l’ingresso di quota 100 entra in scena la pensione flessibile dai 62 ai 66 anni con 38 di contribuzione versata. Una misura che prevede finestre di uscita trimestrali o semestrali, rispettivamente per lavoratori privati o statali.

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Tra i privati, prima uscita ad aprile per chi ha completato i requisiti al 31 dicembre scorso, mentre per gli statali, prima finestra ad agosto per chi ha raggiunto le soglie entro la data di pubblicazione del decreto in Gazzetta. Per gli altri che centrano le soglie dopo le date prima citate, finestre di 3 o 6 mesi. Con la quota 100 al pensionato sarà fatto divieto di arrotondare la pensione con rediti dal lavoro (ad esclusione di 5.000 euro annui da lavoro autonomo occasionale) fino al compimento dei 67 anni di età.

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Per i precoci, quelli che hanno un anno di contributi versati prima dei 19 anni e che risultano in alternativa, disoccupati, invalidi, con invalidi a carico o addetti alle mansioni gravose, resta quota 41, senza inasprimento per la stima di vita.

Opzione donna invece consentirà l’uscita alle donne che hanno 35 anni di contributi e che sono nate entro dicembre 1960 se dipendenti ed entro dicembre 1959 se autonome. La pensione con questa misura resta penalizzante dal calcolo obbligato con il sistema contributivo. Come dicevamo, per gli stessi disagiati della quota 41, resta in vigore per un altro anno, l’Ape sociale. SI tratta dell’anticipo pensionistico a carico dello Stato che permette uscita dai 63 anni di età con 30 anni di contributi per disoccupati, invalidi e caregivers, oppure con 36 anni di copertura previdenziale se addetti alla mansioni gravose.

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