L’attesa è tutta per il 12 gennaio, data prestabilita per l’emanazione del decreto che farà entrare nel sistema previdenziale italiano la quota 100. Con questa nuova misura si amplieranno le possibilità di uscita dal lavoro per andare in pensione per molti italiani. Le novità previdenziali del nuovo anno però non si fermano solo a quota 100, perché ce ne sono tante altre entrate in vigore proprio dal 1° gennaio.

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Il quotidiano romano “Il Messaggero” fa un quadro preciso delle novità pensionistiche che gli italiani si trovano adesso, sia per le Pensioni già in essere che per quelle che alcuni lavoratori andranno a centrare nel corso del 2019.

Le pensioni nel 2019

Quota 100 significherà per circa 350mila lavoratori, la possibilità di anticipare la pensione anche di 5 anni rispetto alle attuali soglie. Si tratta di una misura opzionale, cioè a libera scelta del lavoratore che potrà decidere se continuare a lavorare o sfruttare il nuovo canale di uscita.

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Quota 100 varrà per 3 anni, cioè fino al 2021 e consentirà la pensione a chi avrà raggiunto almeno 62 anni di età ed almeno 38 anni di contributi. Il governo pensa ad una platea massima di richiedenti di circa 315mila lavoratori, dei quali il 40% nel pubblico impiego.

Il gap tra platea potenziale e stime del governo è dato dai vincoli dissuasivi della misura stessa che spingeranno molti lavoratori a non aderire a questa specie di “offerta” di pensione anticipata.

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Pensioni

Per via del minor numero di anni di contribuzione accumulati lasciando in anticipo (fino a 5 anni prima) il lavoro, la pensione sarà inevitabilmente più bassa (anche i coefficienti di trasformazione influiranno negativamente). Andando in pensione con quota 100 non si potranno cumulare altri redditi da lavoro, ad esclusione di quelli da lavoro autonomo occasionale fino al tetto massimo di 5mila euro.

La decorrenza della pensione è per finestre di uscita, cioè 3 mesi dopo aver raggiunto i requisiti utili a quota 100 per i lavoratori del settore privato e 6 mesi dopo nel pubblico impiego. L’anticipo rispetto alle attuali norme è evidente e lo è ancora di più dal 1° gennaio appena trascorso. Infatti la pensione di vecchiaia a partire dal 2019 si centra sempre con 20 anni di contributi versati, ma a 67 anni e non più a 66 anni e 7 mesi. Aumento che è figlio del meccanismo dell’aspettativa di vita. Stima di vita che non influenzerà le pensioni anticipate, che dovrebbero essere salvaguardate dal decreto pensioni di metà gennaio.

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Per le pensioni anticipate, come si legge nell’articolo del quotidiano, resteranno a 42 anni e 10 mesi di contributi versati per gli uomini ed un anno in meno per le donne. Anche per le anticipate però entreranno in scena le finestre trimestrali, che produrranno la prima decorrenza della pensione anticipata con 3 mesi di ritardo, cioè a 43 anni ed un mese.

Atre novità 2019

Nel decreto di quota 100 ci saranno la proroga dell’Ape sociale e di opzione donna.

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La prima misura è quella dallo spiccato carattere assistenziale per disoccupati, invalidi o soggetti con invalidi a carico ai quali si offre la pensione con almeno 63 anni di età e 30 di contributi. Per li disoccupati si deve aver terminato di percepire la Naspi da almeno 3 mesi prima della domanda e per gli invalidi necessaria una disabilità di almeno il 74%. Misura valida anche per chi è alle prese con i cosiddetti lavori gravosi ma che hanno almeno 36 anni di contributi. L’attività gravosa va svolta per almeno la metà della vita lavorativa o per 7 degli ultimi 10 anni di lavoro. Tutte queste categorie di soggetti restano anche nel 2019 come beneficiari di quota 41, purché dei 41 anni di contributi richiesti, almeno uno sia stato versato prima dei 19 anni di età, per rientrare tra i cosiddetti precoci. Opzione donna invece prevede la pensione a 58 anni per le lavoratrici con 35 anni di contributi che accetteranno una pensione calcolata con il sistema contributivo, con tagli anche del 30%.

Per le pensioni già in cassa, cioè quelle in essere, cambia la perequazione. Per le pensioni fino a 3 volte il minimo, cioè intorno ai 1520 euro al mese lordi, adeguamento all’inflazione pieno, cioè 1,1% è l’aumento del costo della vita e 1,1% è l’aumento di importo della pensione mensile. Per pensioni più elevate, fissate le fasce con adeguamenti a scalare dal 97% al 40%, sempre rispetto al tasso di inflazione. Sempre in materia pensioni elevate, i tagli di cui tanto si parla avranno effetto per i prossimi 5 anni. Per assegni superiori a 100mila euro lordi annui, 15% di taglio sulla parte eccedente i 100mila euro. Tagli che salgono al 25, 30, 35 e 40%, sempre per la parte superiore a 100mila euro, rispettivamente per pensioni fino a 200mila, fino a 350mila, fino a 500mila e per quelle ancora superiori.

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