Il governo nel decreto su reddito di cittadinanza è Pensioni ha mantenuto anche la promessa di congelare gli scatti per l’aspettativa di vita previsti sulle pensioni anticipate. Un intervento che riguarda da vicino anche i cosiddetti precoci e la misura loro destinata, cioè quota 41. Nata con la manovra del 2018 dell’allora governo Gentiloni, la quota 41 è misura strutturale, cioè non è prevista scadenza e pertanto sarà perfettamente sfruttabile anche nel 2019. I requisiti per rientrare tra i possibili fruitori di questo scivolo pensionistico restano invariati anche nel 2019, compreso il limite contributivo per il quale era previsto l’inasprimento proprio dal 1° gennaio 2019.

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Quota 41 e requisiti

La misura consente di centrare la pensione in anticipo con 41 anni di contributi dei quali almeno uno, anche discontinuo, sia stato versato prima di compiere i 19 anni di età. Anche per quest’anno, questo è il vincolo contributivo da centrare per rientrare nella misura ed essere considerati precoci. Per coloro che hanno già raggiunto i 41 anni di contributi richiesti o che li raggiungeranno entro il prossimo dicembre, le domande vanno presentate all’Inps entro il prossimo 1° marzo.

L’istanza potrà essere presentata tramite patronato o direttamente all’Inps. L’ente incaricato di svolgere la pratica è proprio l’Inps che si occuperà dei controlli relativi al possesso effettivo dei requisiti da parte del lavoratore comunicando allo stesso, l’eventuale accettazione dell’istanza e la finestra di decorrenza della prestazione. L’istanza in scadenza a marzo è solo una specie di prenotazione, perché la domanda di pensione vera e propria andrà presentata sempre all’Inps o tramite patronato, solo successivamente alla risposta positiva da parte dell’Istituto.

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La platea di interessati

Chi può andare in pensione con quota 41, non essendo cambiati i requisiti, risulta domanda a cui è facile dare risposta. La quota 41 infatti resta una misura tra il previdenziale e l’assistenziale perché oltre ad essere precoci, i beneficiari devono avere determinate situazioni di disagio fisico, reddituale o lavorativo. La misura infatti è appannaggio in primo luogo di soggetti disoccupati. Nello specifico, lo stato di disoccupazione deve essere effettivo perché rientrano in quota 41 i disoccupati che da almeno 3 mesi hanno terminato di percepire la Naspi.

La misura è destinata anche a soggetti con un a invalidità accertata pari o superiore al 74%. Possibile sfruttare l’anticipo anche nel caso in cui il soggetto richiedente assista da almeno 6 mesi un invalido (che deve essere a carico fiscalmente del richiedente) sempre con almeno il 74% di disabilità accertata. Infine, quota 41 si applica a chi svolge mansioni gravose, che devono essere state svolte per metà della vita lavorativa o per 7 degli ultimi 10 anni. Le mansioni gravose restano le 15 previste dopo l’aggiornamento della manovra finanziaria del 2018, quando alle 11 inizialmente stabilite (dalle maestre di asilo agli edili, dai camionisti agli infermieri ed ostetriche delle sale operatorie e sale parto), furono aggiunti i braccianti agricoli, i siderurgici, i marittimi ed i pescatori.

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