Ieri il presidente uscente dell'Agenzia nazionale per le politiche attive (Anpal) Maurizio Del Conte ha fornito un primo identikit dei futuri tutor per il reddito di cittadinanza: saranno figure centrali per il sistema del reddito e avranno inizialmente un contratto di collaborazione con l'obiettivo da parte del Governo di renderli stabili tramite nuove risorse. Quest'oggi il presidente in pectore dell'Anpal Domenico Parisi ha aggiunto, nel suo primo discorso in Parlamento, che i cosiddetti navigator "entreranno in campo tra maggio e giugno".

Requisiti necessari

A coloro che saranno interessati (in pochi giorni sarà pubblicata una call sul sito dell'Anpal con un avviso di 15 giorni per la domanda) è richiesta una delle seguenti lauree: laurea magistrale in economia, giurisprudenza, scienze politiche, psicologia, sociologia o scienze della formazione. Percepiranno inoltre una retribuzione intorno ai 30mila euro lordi annui (circa 1.700/1.800 euro netti al mese, esclusa la contribuzione) e, in seguito all'assunzione, parteciperanno a un periodo di formazione sul campo di 6/8 mesi.

Il presidente in uscita Del Conte ha spiegato di aver avuto un colloquio con il suo successore Domenico Parisi per delineare dal punto di vista professionale la figura del navigator; essendo una figura centrale all'interno del sistema del reddito di cittadinanza e dei centri per l'impiego, il tutor dovrà avere una competenza tecnico-giuridica precisa, propria di un operatore dei centri per l'impiego, dovrà saper valutare le competenze professionali degli utenti aventi diritto al reddito e orientarli in base ad esse.

Dovrà avere inoltre una visione generale del mercato territoriale in modo da incrociare domanda e offerta per avvicinare imprese e beneficiari del reddito.

La linea del presidente in pectore

Il professor Parisi si è detto fiducioso di questo nuovo sistema. Parisi infatti, italo-americano, vorrebbe replicare il suo lavoro nel Mississippi tra il 1996 e il 1998, anni in cui il professore, insegnante alla Mississippi State University, collaborò con alcuni politici per un "radicale cambiamento" (nell'ambito del welfare) che portò all'istituzione dei centri per l'impiego nel 1998.

L'intenzione dunque è quella di creare un modello italiano sulla base di questa sua esperienza negli Stati Uniti. Il professore ha aggiunto, nel suo discorso di oggi, di voler dare rilievo anche ai big data per arrivare a una più capillare digitalizzazione dei centri per l'impiego. Secondo la sua opinione, oltre il 60% del lavoro dei centri per l'impiego "può essere robotizzato"; opinione che, nella situazione di oggi, trova difficile applicazione vista l'alta percentuale (circa il 50%) di dotazioni informatiche adeguate mancanti nei centri per l'impiego.

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