Quota 100 ha ormai ricevuto il via libera. Sono oltre 10 mila le domande presentate finora dagli interessati che avrebbero deciso di lasciare il lavoro a partire dai 62 anni di età anagrafica unitamente con i 38 anni di versamenti contributivi. Nonostante la misura abbia fatto gola a migliaia di lavoratori penalizzati dalla precedente Riforma Fornero, però, arrivano alcune critiche da parte dell'economista della Lega Alberto Brambilla.

Brambilla contrario a Quota 100

"Nel decreto Pensioni e reddito di cittadinanza non c'è nulla per i giovani, cioè quelli che hanno cominciato a lavorare il primo gennaio 1996", lo ha spiegato lo stesso Brambilla dimostrandosi contrario alla misura fortemente voluta dalla Lega e pubblicata alcuni giorni fa sulla Gazzetta Ufficiale.

Per l'economista, infatti, i pensionamenti con il meccanismo della quota 100 non arriveranno a 400-450 mila come preventivato dal Governo Conte ma saranno decisamente un numero inferiore. Come riporta il quotidiano economico "Il Sole 24 Ore", in una stima elaborata dal Centro Studi e ricerche Itinerari Previdenziali, si evince che alle 315mila persone che in quest'anno faranno domanda di prepensionamento se ne aggiungeranno altri 100 mila nel biennio successivo che, appunto, abbracciano la categoria di lavoratori che hanno raggiunto da tempo i 62 anni di età anagrafica e 38 anni di anzianità contributiva.

In questo modo, sempre secondo Brambilla, si otterrebbe un risultato di circa 50/60 mila lavoratori pensionandi che si aggiungeranno nel prossimo biennio 2020-2021 considerando anche il fatto che, secondo le norme contenute nel maxi decreto si potrà anticipare l'uscita dall'attività lavorativa anche utilizzando l'Opzione Donna per le lavoratrici o Quota 41 per i lavoratori precoci o l'Ape Sociale per i lavoratori ultra 63 enni con 30 anni di contribuzione alle spalle che versano in condizioni economiche disagiate.

Circa 40 miliardi di costi fino al 2026

Alberto Brambilla, inoltre, sembrerebbe critico anche del fatto che la misura è in via sperimentale solo per un triennio mentre a partire dal 2021 partirà l'uscita anticipata dopo il raggiungimento dei 41 anni di anzianità contributiva oltre ai costi considerati eccessivi (circa 40 miliardi di euro tra il 2019 e il 2026).

Bocciato anche il cosiddetto divieto di cumulo fra i redditi di pensione e quelli derivanti dall'attività lavorativa in quanto considerato un ostacolo all'invecchiamento attivo.

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