Per molti pensionati ci sarà una brutta sorpresa quando si accingeranno ad incassare la pensione loro spettante nel mese di aprile. Sono in arrivo i tagli previsti dall’articolo 1 comma 260 della legge 145/2018, cioè della legge di Bilancio. Tagli che sarebbero dovuti arrivare già a gennaio ma che sono stati posticipati ad aprile perché l’Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps), non ha potuto provvedere ad inizio anno per i ritardi con cui il governo ha emanato la manovra finanziaria (il 30 dicembre 2018).

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Quello che organi di stampa come Il Messaggero o siti di informazione come Tgcom24 chiamano ritocchi alla perequazione è il motivo per cui ancora una volta le Pensioni già in pagamento per molti pensionati verranno limate al ribasso. Le novità introdotte dalla legge 145 infatti danno il via libera al nuovo sistema di indicizzazione delle pensioni basato su 7 e non su 3 fasce e con l’applicazione delle percentuali di riduzione su tutto l’importo della pensione e non sulle parti di pensione (gli scaglioni).

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Tutto ciò tradotto in termini pratici, significa che ad esclusione delle pensioni nette di importo prossimo a 1.200 euro al mese, tutte le altre subiranno i tagli.

Cosa ha erogato l’Inps da gennaio

Come dicevamo, la legge di Bilancio essendo stata approvata il penultimo giorno del 2018 ha costretto l’Inps a rivalutare le pensioni degli italiani senza utilizzare il nuovo metodo. L’Istituto con le classiche circolari di fine anno aveva già annotato, in quella che riguardava i nuovi importi delle pensioni in pagamento nel 2019, che l’adeguamento era da ritenersi provvisorio.

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Adesso, con la legge di Bilancio pienamente efficace, l’Inps provvederà dal prossimo mese di aprile e quindi dal rateo di pensione che i cittadini andranno ad incassare, a rettificare gli importi delle pensioni adeguandoli alle novità appena introdotte. L’Inps, nonostante i problemi relativi alla successione di Boeri, anche senza vertici e presidente, sta preparando le comunicazioni da inviare ai pensionati.

Una comunicazione con allegate le tabelle con i vecchi importi, cioè quelli pagati da gennaio ed i nuovi, che decorreranno da aprile. Nella lettera l’Istituto confermerà anche l’effetto della novità che non sarà da aprile, bensì da gennaio, con un effetto retroattivo che costringerà i pensionati a dover restituire quanto incassato in più in questo primo trimestre del 2019.

Quali assegni saranno colpiti e in che misura

Come sottolinea Tgcom24, saranno le pensioni di importo più elevato a subire i tagli più ingenti da questo ritocco alla perequazione.

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Gli assegni fino a 1.500 euro circa, intesi al lordo delle tasse, non subiranno alcun taglio perché sia con il vecchio metodo che con il nuovo, a loro resta assegnata la rivalutazione piena al tasso di inflazione, cioè pari all’1,1%. Il trasloco dalle 3 alle 7 fasce oltre al fatto che il vecchio sistema prevedeva percentuali a scaglioni sulle parti di pensione e non su tutto l’importo come prevede il nuovo, significa che per le pensioni sopra le tre volte il minimo da aprile si incasserà di meno.

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Per le pensioni fino a 2.030 euro al mese si applicherà una rivalutazione del 97%, cioè un aumento pari allo 0,97% rispetto alla pensione del 2018. Man mano che salgono di importo gli assegni, aumenta il danno prodotto dalla novità. Pensioni oltre i 4.565 euro al mese per esempio, con il vecchio sistema godevano di una rivalutazione dello 0,75%, mentre adesso si scende allo 0,40%. Uno 0,35% in meno che sembra irrisorio ma non lo è. Infatti bisogna considerare che sulla pensione di cui parlavamo prima, da 4.565 euro al mese, il vecchio metodo di rivalutazione prevedeva un aumento del 100% per la parte di pensione fino a 3 volte il minimo, del 90% tra 3 e 5 volte il minimo e del 75% solo sulla parte eccedente. Adesso la rivalutazione del 40% sarà imposta su tutto l’importo della pensione, senza scaglioni. In definitiva, le pensioni più elevate incasseranno meno della metà della percentuale di aumento del costo della vita. Per quanto concerne i conguagli per i mesi di gennaio, febbraio e marzo, ad aprile non succederà nulla. Infatti l’Inps nella comunicazione stabilisce che tale conguaglio a favore dell’Istituto verrà recuperato dallo stesso nei prossimi ratei di pensione, con un meccanismo che deve essere ancora definito. Nelle ultime ore sembra che il governo sia orientato a rimandare questi conguagli a giugno, cioè dopo le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo.

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