I pensionati italiani stanno per ricevere il loro rateo di pensione spettante per il mese di aprile. Dal primo giorno utile per incassare la pensione del prossimo mese, molti di questi cittadini troveranno la brutta sorpresa di un assegno più basso. Infatti scatterà il nuovo meccanismo di indicizzazione delle Pensioni dopo i 3 mesi di rivalutazione piena avuti da gennaio a marzo. Le pensioni saranno riviste come importi alla luce delle novità che hanno fatto il loro ingresso con la legge di Bilancio 2019.

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La conferma arriva direttamente dall’attuale direttore generale dell’Istituto di Previdenza Sociale Italiana, Gabriella Di Michele che conferma anche l’ormai imminente arrivo dei tagli sulle pensioni d’oro dal prossimo mese di giungo, quando probabilmente inizierà anche il recupero delle somme percepite in più nel primo trimestre 2019.

Cosa bisogna aspettarsi ad aprile

Gli effetti del nuovo sistema di adeguamento delle pensioni al costo della vita, la cosiddetta perequazione, saranno effettivi a partire dal prossimo 1° aprile.

Come riporta il quotidiano “Il Giornale”, i primi tre ratei di pensione già incassati dai pensionati per le mensilità di gennaio, febbraio e marzo sono stati pagati sulla base del precedente metodo di calcolo. Dal prossimo mese invece, le pensioni verranno calcolate con la nuova normativa che per molti pensionati significherà ricevere una pensione inferiore alla precedente. Inoltre, per i primi tre mesi del 2019 il pensionato è andato a debito nei confronti dell’Inps, un debito relativo alla differenza tra l’importo della pensione percepita per ciascun mese del trimestre e quella che si percepirà ad aprile.

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La legge di Bilancio che ha cambiato il meccanismo di perequazione è stata approvata solo il 30 dicembre 2018 e questo ha costretto l’Inps ad adeguare le pensioni a gennaio, utilizzando il vecchio meccanismo. In pratica questi pensionati hanno percepito senza colpa, una pensione più alta di quella spettante. Il conguaglio probabilmente sarà posticipato ai mesi successivi, probabilmente giugno quando come ha confermato la Di Michele, ci sarà anche il via al contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro.

Chi ci rimetterà dei soldi?

La nuova disciplina, varata dalla manovra finanziaria e valida fino al 2021, riconosce la perequazione sulla base di sette fasce con aliquote decrescenti, mentre la precedente era basata su 3 fasce con meccanismo a scaglioni. Viene confermata la perequazione piena solo ai trattamenti fino a 3 volte il minimo, cioè fino a 1.539 euro lordi al mese. Queste pensioni non subiranno tagli perché l’aumento ricevuto il 1° gennaio, con l’adeguamento pari all’1,1% (che è il tasso di inflazione stabilito dall’Istat), resterà anche nei prossimi mesi.

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Per gli importi superiori a 3 e fino a 4 volte il minimo l’adeguamento sarà pari allo 0,97% di aumento. Per le pensioni tra 4 e 5 volte il trattamento minimo invece si scende allo 0,77%. Sempre a scalare viene previsto un aumento dello 0,52% per le pensioni fino a 6 volte il minimo, dello 0,50% per quelle fino a sette volte e via così fino allo 0,40% per le pensioni superiori a 9 volte il minimo. In più, il vecchio meccanismo prevedeva il sistema a scaglioni, con l’adeguamento pro quota della pensione e non su tutto l’importo come invece si applicherà il nuovo sistema. Sempre la legge di Bilancio e sempre la De Micheli confermano anche il via ai tanto discussi tagli per le pensioni d’oro con contributo di solidarietà in partenza da giugno. La parte di pensione eccedente i 100.000 euro lordi annui, verrà gravata da questo taglio sotto forma di contributo di solidarietà (per evitare problemi di incostituzionalità dei tagli) con effetto retroattivo dal 1° gennaio 2019 e per tutto il quinquennio 2019-2023.