Dopo aver ricevuto il via libera dalla Camera, il cosiddetto decretone passa al rush final con il passaggio al Senato per la terza lettura prima di essere convertito definitivamente in legge. Numerose sono le novità in materia previdenziale introdotte dal nuovo maxi decreto unico.

Nessuna misura per gli esodati

Si tratta del riscatto agevolato degli anni di laurea, dell'innalzamento della soglia fino a 45 mila euro per la liquidazione del Trattamento di Fine Servizi a favore dei dipendenti della Pubblica Amministrazione oltre nuove agevolazioni per le lavoratrici e all'estensione del reddito di cittadinanza ai nuclei familiari con disabili gravi.

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Nulla è stato previsto, invece, per i cosiddetti esodati, ovvero, i lavoratori che nel lontano 2012 non hanno avuto la possibilità di accedere al pensionamento per via dell'entrata in vigore delle rigide norme dettate dalla precedente Riforma Fornero. Si tratta di circa sei mila lavoratori che sono rimasti fuori anche dalla precedenti misure di salvaguardia e per i quali si chiedeva attraverso un emendamento la possibilità di colmare i vuoti contributivi mediante il versamento di un contributo fisso al fine di facilitare il pensionamento anticipato con il sistema della Quota 100 o con il regime sperimentale donna.

Il comitato esodati chiede l'uscita a 65 anni

"E' partendo da questo presupposto che il Comitato esodati licenziati e cessati ha chiesto e continua a chiedere, la sanatoria della disuguaglianza", spiega l'amministratore Luigi Metassi. Tuttavia, stando all'emendamento promosso dalla Lega, gli esodati avrebbero avuto la possibilità di anticipare l'uscita a partire dai 62 anni di età anagrafica unitamente ai 38 anni di versamenti contributivi mediante la corresponsione di un contributo volto a colmare i periodi di mancata contribuzione.

Proposta che è stata subito rigettata vista la preoccupante necessità di nuove risorse economiche da impiegare per un eventuale correttivo.

Intanto, il Comitato esodati licenziati e cessati, avrebbe avanzato una nuova ipotesi riguardante il ripristino della Legge Sacconi (Legge 138/2011) con la possibilità di uscire anticipatamente a partire dai 65 anni di età anagrafica fino al 2021. Tale proposta, infatti, avrebbe maggiore riguardo anche per le lavoratrici nate ad aprile del 1958 e che nel 2012 hanno dovuto fare i conti con la Legge Fornero.

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Questa categoria di lavoratori, infatti, punta al pensionamento di vecchiaia.