Dai sindacati arriva una nuova richiesta di flessibilizzazione nell'accesso alla pensione dopo la produzione di stime aggiornate in merito ai risparmi accumulati con il decreto numero 4 del 2019. Secondo quanto indicato dall'ufficio tecnico della Cgil, le elaborazioni riguardanti i risparmi derivanti dalle Pensioni anticipate tramite Quota 100 e dalle altre misure di prepensionamento potrebbero arrivare a contare circa 7 miliardi di euro.

Si tratta di una cifra importante che dovrebbe essere utilizzata per rilanciare un allentamento degli attuali criteri di quiescenza previsti dalla legge Fornero.

I dati evidenziati dall'ultimo dossier della Cgil

Entrando nel merito dei dati evidenziati con l'ultimo dossier elaborato dalla Cgil, i risparmi sono riconducibili a quanto non verrà effettivamente speso nel corso del prossimo triennio rispetto alle stime iniziali.

A portare a costi più bassi ci sono le minori richieste di accesso alla Quota 100, ma anche quelle relative all'APE sociale ed ai lavoratori precoci.

In particolare, peserebbe il mancato riconoscimento delle attività gravose per via dei vincoli presenti nella normativa. Molte persone che svolgono lavori usuranti non riescono infatti al momento a rientrare nelle tutele del provvedimento "nonostante la gravosità del proprio impiego", spiega il responsabile del settore previdenziale per la Cgil Ezio Cigna.

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Pensioni

Anche per questo, da mesi i sindacati chiedono un intervento correttivo su tali criteri, al fine di allargare finalmente la platea dei potenziali beneficiari.

Per Ghiselli serve la flessibilità per tutti a partire dai 62 anni di età

Ma a preoccupare le parti sociali non vi sono solo le situazioni specifiche come quelle appena delineate. Il problema del mancato accesso alla pensione in età avanzata risulta, purtroppo, largamente diffuso.

Il sistema va quindi ripensato attraverso quella che deve risultare come "una riforma complessiva", spiega il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli.

Il richiamo va alle proposte avanzate ormai da tempo attraverso le altre sigle (Cisl e Uil) convogliate nella piattaforma unitaria. Da mesi, il fronte comune chiede all'esecutivo un cambio di passo che, però, non sembra ancora poter arrivare con la nuova legge di bilancio 2020.

"Chiediamo che venga realizzata una riforma previdenziale volta a garantire flessibilità in uscita per tutti dopo i 62 anni di età", rimarca il sindacalista, evidenziando l'obiettivo delle parti sociali. Allo stesso tempo, si rivendica la necessità di interventi mirati: "Che tengano conto della condizione delle donne, dei lavoratori discontinui e precoci, dei lavoratori gravosi e usuranti, del lavoro di cura e degli esodati".

Infine, per i giovani inseriti nel sistema contributivo puro, si chiede l'avvio dell'assegno di garanzia.

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