Maria Luisa Gnecchi è una ex parlamentare del PD. È stata deputata per un decennio e di lei si ricorda la partecipazione alla stesura ed alla presentazione, del decreto 857 di Cesare Damiano, la riforma previdenziale proposta dall'ex Ministro PD. Il nome della Gnecchi adesso, è ritornato in auge perché diventerà, salvo colpi di scena, il nuovo vicepresidente dell'Inps. Infatti la nomina a numero due dell'Istituto presieduto da Pasquale Tridico, ha già ricevuto il via libera delle Commissioni Parlamentari.

Adesso la nomina è in valutazione presso la Corte dei Conti, ma appare ormai imminente l'ufficialità. Sul quotidiano "la Repubblica" di oggi 2 gennaio, in un articolo di approfondimento, la Gnecchi ha parlato di Pensioni, lanciando quella che può essere considerata, la sua proposta di riforma. L'idea della Gnecchi parte dal presupposto che non tutti i lavori sono uguali e molte categorie di contribuenti, sono stati gravemente penalizzati dalle ultime riforme. Donne, giovani e lavori gravosi sono tra i più gravati dall'attuale sistema.

Lavori gravosi da agevolare per le uscite dal lavoro

"Gli operai ed i macchinisti dei treni, non hanno la stessa aspettativa di vita di un dirigente", queste le prime parole di Maria Luisa Gnecchi, come le riporta in un articolo di analisi, il quotidiano "la Repubblica". Il discorso sulle problematiche del sistema, della futura vicepresidente dell'Inps, è più o meno lo stesso che qualche giorno fa portò all'attenzione Pasquale Tridico.

I lavori gravosi devono essere considerati in maniera differente quando si parla di pensioni. Anche per la Gnecchi, "occorre dotare il sistema di misure flessibili che tengano in considerazione le differenti tipologie di professioni ed attività".

Quota 100 va ripensata

In base ai numeri su coloro che hanno sfruttato la quota 100, la maggior parte sono stati soggetti senza lavoro, disoccupati o cassa integrati.

Secondo la Gnecchi quindi, la misura è servita per salvaguardare persone che avevano necessità di una misura del genere. Per la Gnecchi è stato giusto non cancellare quota 100, ma adesso è altrettanto giusto intervenire per correggerla. "Adesso va bene rimodulare quota 100, con una uscita a 64 anni, applicando il ricalcolo contributivo delle pensioni erogate con la misura e fissando in 36 o 38 anni il minimo dei contributi necessari", così la Gnecchi spiega la sua ipotesi di restyling di quota 100. Necessario dunque, dotare di flessibilità il sistema, andando ad agevolare le persone che sono state pesantemente vessate in questi anni, come le donne.

Le lavoratrici infatti, hanno avuto di punto in bianco, uno scatto di 6 anni per quanto riguarda le soglie di uscita dal lavoro, dopo l'ingresso della legge Fornero. Occorre inserire norme che scontino i pesanti requisiti di accesso alle pensioni per le lavoratrici. Tra l'altro, anche opzione donna ha presentato una forte penalizzazione per le lavoratrici che hanno subito un taglio di pensione netto per via del ricalcolo contributivo che opzione donna prevede.

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