Pensioni sotto la lente d'ingrandimento di Panorama. Il magazine, nella sua edizione del 20 maggio, ha provato a valutare gli effetti del Covid-19 e della relativa crisi economica sul sistema previdenziale. Il settimanale del gruppo Mondadori ha messo in luce il fatto che il probabile calo del Pil potrebbe generare ricadute tali da portare a tagli sui trattamenti pensionistici del futuro. L'articolo, a firma di Guido Fontanelli, individua una questione che potrebbe finire all'attenzione del governo presieduto da Giuseppe Conte. Tra l'altro, lo stesso ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, prima dell'esplosione dell'emergenza sanitaria, aveva segnalato la necessità di rivedere il sistema delle pensioni che adesso dovrà tenere conto anche degli effetti del Coronavirus. Panorama, per capire cosa potrebbe accadere dopo il Covid-19, si è rivolto a Silvin Pashaj, presidente di Epheso, società che si occupa di calcoli previdenziali da tanti anni.

Pensioni: montante influenzato dal Pil

Per comprendere in che modo il coronavirus potrebbe influire sui trattamenti previdenziali del futuro occorre descrivere alcuni punti legati al meccanismo di calcolo dell'assegno. Il valore della pensione iniziale viene stabilito per effetto del così detto montante. Si tratta del termine con cui, in gergo, si individuano il totale dei contributi versati nel corso di un'intera carriera lavorativa. Panorama ha segnalato come questo sia legato all'evoluzione del prodotto interno lordo. Attualmente, per effetto della legge Dini del 1995, il montante viene rivalutato in proporzione alla crescita del Pil. Non a caso si parla di principio del montante contributivo, stessa denominazione del sistema pensionistico.

Prevedibile caduta del Pil con il coronavirus

Panorama, inoltre, ha segnalato che, per allentare il legame tra Pil e pensioni, i contributi singoli vengono moltiplicati per un indice che non si basa solo su un anno, ma sulla media del Pil dei cinque anni precedenti. Dal 2008, a ulteriore tutela del valore dei contributi, è stato disposto che i contributi non possano scendere anche in caso di decrescita del Prodotto Interno Lordo.

Questi cambiamenti non hanno comunque preservato i contributi versati da una perdita del 5% di valore reale misurato dal 2010 al 2020. A ciò si aggiunge il fatto che, secondo Epheso, i contributi versati dal 1996 avrebbero avuto una rivalutazione utile a coprire solo un quarto dell'inflazione.

Pensioni prese in esame: tutte con contribuzione mista

Per capire in che modo il coronavirus potrebbe abbassare gli assegni futuri, il settimanale si è affidato a degli esempi concreti. Panorama ha evidenziato il caso di tre lavoratori: tutti con un reddito lordo di 30.000 euro (con crescita annua 1%) e destinati ad andare in pensione con 40 anni di anzianità. Il primo è nato nel 1956 e andrebbe in pensione nel 2023, il secondo è del 1960 e lo farebbe nel 2028 e l'ultimo, essendo nato nel 1965, nel 2033.

Lo studio fatto dal presidente di Epheso pone a confronto tre scenari di tipo ipotetico sulle circostanze storiche e sulla loro influenza sugli assegni futuri.

Il primo non prevederebbe l'ormai quasi ineluttabile crollo del Pil del 2020 determinato dal coronavirus, il secondo implicherebbe un'immediata risalita del Pil dopo la crisi da Covid-19 e il terzo una crescita senza effetto rimbalzo (innalzamento del solo +0,7% annuo).

Nel confronto tra la seconda prospettiva e la prima (ormai solo ipotetica) il più anziano perderebbe il 2% sul reddito pensionistico annuo andando in pensione nel 2023. Il più giovane, invece, nel 2033 si troverebbe a vedersi diminuito il trattamento del 4%.

Molto peggio andrebbe senza 'rimbalzo' del Pil. Per il più anziano non cambierebbe quasi nulla rispetto al secondo scenario (quello con crescita immediata ed importante dell'economia). Per il caso di mezzo, ossia quello nato ne 1960 con pensione nel 2023, si avrebbe una perdita del 6,6% annuo e per il più giovane del 6,7%.

Si tratta di calcoli in cui sono stati presi in esame solo lavoratori con sistema di contribuzione mista, tenuto conto che i contributi versati del 1996 vengono trattati con i dettami del sistema retributivo pre-riforma Dini.

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