A circa un anno e mezzo dalla sua introduzione, quota 100 non rappresenterebbe l'alternativa di uscita anticipata rispetto alle regole della riforma delle Pensioni di Elsa Fornero. Nonostante la Covid-19 rischi di far diventare la misura di uscita a partire dai 62 anni una sorta di "ammortizzatore sociale", uno dei meccanismi utile ad agganciare la prima data possibile per andare in pensione, oggi più che mai è tempo di progettare una riforma definitiva del sistema pensionistico italiano, rendendo i pensionamenti più flessibili e virando verso l'età di uscita a 64 anni. Tracciando un primo bilancio, quota 100 - nel ventaglio di possibilità di uscita dal mondo del lavoro - non fa altro che aggiungersi alle varie formule con le quali, dal 2012 anno di entrata in vigore della riforma Fornero ad oggi, si è cercato di salvaguardare centinaia di migliaia di lavoratori prossimi alla pensione.

Quota 100, fine sperimentazione 2021: ultime novità di oggi su riforma pensioni anticipate

La sperimentazione delle pensioni a quota 100 è arrivata dopo le varie clausole di salvaguardia e altre misure alternative ai requisiti della riforma Fornero. Già a partire dal 2012 sono state emanate le leggi di Salvaguardia che hanno permesso l'uscita da lavoro, derogando alle regole del pensionamento, a 120mila contribuenti. Successivamente dal 2014 al 2016 con l'opzione donna, ovvero con le uscite dai 57 anni di età e 35 di contributi, si è agevolata l'uscita a 45mila lavoratrici. L'Ape social a partire dal 2017 - tuttora in vigore - è stata la revisione delle pensioni dei governi di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni con 97mila uscite totali a carico dello Stato dai 63 anni di età unitamente a 30 o 36 di contributi (oggi si chiamerebbero, rispettivamente, quota 93 o quota 99).

Da contorno anche la quota 41 dei lavoratori precoci (74.500 uscite) e l'inclusione dei lavoratori impiegati in attività usuranti tra i beneficiari di misure particolari di pensione anticipata. Tuttavia, a fronte di oltre 340mila "salvati" dalla riforma Fornero con meccanismi alternativi e degli ulteriori 150 mila lavoratori che hanno visto accogliere la propria domanda di uscita dall'Inps per quota 100 nel 2019 (ai quali si aggiungono le pensioni con opzione donna, quota 41, Ape social e uscite con circa 43 anni di contributi per un totale di 371mila nuove pensioni anticipate solo nello scorso anno), la revisione del sistema pensionistico appare quanto mai necessaria.

Riforma pensioni post quota 100: uscita flessibile a 64 anni, agevolazioni per le donne

In primo luogo perché le pensioni a quota 100 hanno mostrato due principali limiti: il primo è quello di non assicurare quella flessibilità in uscita tanto invocata dalle parti sociali e dai sindacati; in secondo luogo perché la stessa misura non ha previsto un percorso successivo alla propria sperimentazione (che terminerà il 31 dicembre 2021), con migliaia di lavoratori costretti a rivedere i propri requisiti di pensionamento con i requisiti della Fornero.

In vista, dunque, della riapertura dei tavoli di contrattazione del governo con i sindacati, l'istituto Itinerari previdenziali evidenzia la necessità di riprogettare una riforma del sistema previdenziale italiano che parta da alcuni presupposti essenziali, il primo dei quali prevede la sostituzione delle misure attualmente in vigore (quota 100, opzione donna, Ape social, precoci a quota 41) con i fondi esubero a costo zero per lo Stato, già operativi per le assicurazioni e per le banche. In secondo luogo occorre riprendere la strada della flessibilità in uscita alla base della riforma delle pensioni di Lamberto Dini di 25 anni fa: l'istituto individua anagraficamente l'uscita flessibile a 64 anni, con almeno 37 o 38 anni di contributi dei quali non più di due figurativi (ma sarebbero da escludere da questo computo la maternità, il servizio militare e i riscatti volontari).

Pensione anticipata e riforma: contributi donne e precoci quota 41

Siffatta riforma flessibile delle pensioni a partire dai 64 anni di età poggerebbe ancora su alcune formule di uscita previste dalla Fornero: la pensione anticipata a 42 anni e 10 mesi (un anno in meno per le donne) dovrebbe divenire strutturale nel numero di anni di contributi richiesti (attualmente in vigore fino al 2026), le donne dovrebbero beneficiare di uno sconto contributivo di otto mesi per ciascun figlio avuto fino ad un massimo di 24 mesi, ai precoci nel raggiungimento dei contributi richiesti dovrebbero pesare di più gli anni di lavoro fatti prima dei 19 anni (1,25 anziché uno).

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