Mentre si avvicinano le prove scritte di abilitazione alla professione di avvocato previste il 13, 14, 15 aprile, si sta discutendo che le stesse possano effettivamente svolgersi in totale sicurezza, evitando il rischio assembramenti (dentro e fuori le aule). Ma il rischio è molto alto dal momento che ogni anno sono circa 26.000 i candidati che da tutt'Italia si preparano a sostenere le tre prove scritte (due pareri e un atto giudiziale).

Di questo parere sembra pure il Comitato Tecnico Scientifico del Ministero della Salute, che ha sottolineato come il pericolo contagi è reale, visto anche che è impossibile rispettare le attuali regole che prevedono non più di 30 presenze a sessione.

Perciò la ministra della Giustizia Marta Cartabia, dopo i pareri di tecnici ed esperti, sta pensando di far svolgere una solo prova.

Bisogna assicurare che l’esame di procuratore legale si svolga in sicurezza

Allo studio c'è un decreto legge che potrebbe infatti cancellare o sopprimere, per la prima volta, la prova scritta dell'esame di abilitazione alla professione forense. Questo primo provvedimento che potrebbe esser presentato in Consiglio dei ministri dalla nuova ministra rappresenta dunque un'alternativa ad un certo ed ulteriore rinvio dell’esame e nello stesso tempo una soluzione innovativa che inciderebbe sulla struttura dell’esame di abilitazione, già all’esame della Commissione Giustizia del Parlamento, dallo scorso mese di dicembre.

Cartabia ha evidenziato di avere 'a cuore la situazione dei giovani praticanti' che non possono ancora cominciare a pieno titolo la professione.

Ipotesi di due prove orali rafforzate per la prossima sessione di aprile

Il gruppo di studio preposto allo scopo starebbe valutando di sostituire la prova scritta con due prove orale per la prossima sessione di aprile.

Tali prove orali cosiddette `rafforzate´, saranno orientate a verificare in modo minuzioso e dettagliato le competenze che vengono affrontati con gli scritti. Nel corso dell'orale si potrebbe quindi procedere anche alla formulazione di un quesito, all'individuazione di un problema, corroborando il tutto con i riferimenti giurisprudenziali.

I candidati dovranno dimostrare anche in tal caso la concreta capacità di risolvere problemi/quesiti giuridici partendo dai fondamenti teorici degli istituti giuridici, anche attraverso riferimenti essenziali alla dottrina, cogliendo infine eventuali profili di interdisciplinarietà.

Alla luce di queste premesse, tale proposta se sarà tradotta in un decreto legge dovrebbe accontentare anche le istante di molti praticanti avvocati che auspicavano la riduzione delle prove da sostenere, riducendo gli scritti da tre a due.

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