Si accende il confronto al governo sulla riforma delle Pensioni e sul dopo quota 100 per evitare il ritorno integrale alla legge Fornero. Da un lato i sindacati che spingono per l'uscita flessibile a partire dai 62 anni di età, dall'altro l'Inps che, con il suo presidente Pasquale Tridico, ha lanciato la proposta di anticipare la quota contributiva ai futuri pensionati. Di mezzo, la posizione dell'ex ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, che proprio nei giorni scorsi aveva lanciato l'appello affinché il governo Draghi continuasse il percorso da lei tracciato, basato sul confronto tra le parti sociali sul tema della pensioni flessibili e sui nuovi strumenti di uscita a partire dal 2022.

Pensioni, stop a quota 100 dal 1° gennaio 2022: l'ipotesi Inps di anticipo della parte contributiva

Particolarmente interessati alla fine della quota 100 dal 1° gennaio 2022 sono i lavoratori che avrebbero potuto utilizzare lo strumento ma che si troveranno tagliati fuori proprio dalla fine della sperimentazione. I nati nel 1960, che dunque nel prossimo anno compiranno 62 anni unitamente ad almeno 38 anni di contributi, rispetto ai lavoratori delle classi fino al 1959, a parità di versamenti dovranno attendere la pensione di vecchiaia dei 67 anni nel 2027, salvo ulteriori incrementi dell'aspettativa di vita, oppure accumulare altri cinque anni di contributi per puntare alla pensione anticipata con i requisiti della riforma Fornero.

Con lo stop alla quota 100, la proposta di dividere i contributi in due quote arriva dal presidente dell'Inps, Pasquale Tridico. L'ipotesi contemplerebbe l'anticipo della quota contributiva dal momento dell'uscita del lavoratore fino al compimento dei 67 anni, età prevista per la pensione di vecchiaia, allorquando entrerebbe nel calcolo dell'assegno del futuro pensionato anche la quota retributiva.

Una forma di flessibilità, dunque, che includerebbe una sorta di penalizzazione sull'assegno mensile proporzionale alla possibilità di lasciare il lavoro in anticipo, ma limitata agli anni di anticipo previdenziale.

Pensioni anticipate gravosi e quota 41 precoci: l'ipotesi di riforma delle professioni

Tuttavia, il tema delle pensioni si sposta facilmente sulle categorie più fragili, quelle impegnate in attività gravose e usuranti, per quali le ipotesi che si sono fatte negli ultimi giorni sono quelle di un rafforzamento dell'Ape sociale da decretare nel prossimo autunno nella nuova legge di Bilancio 2022 di Mario Draghi.

Su questo fronte, tuttavia, proprio in occasione dell'approvazione del Documento di economia e finanza dei giorni scorsi, Nunzia Catalfo aveva richiamato l'attenzione del governo affinché intervenisse, in tempi rapidi, ripartendo dal tavolo tecnico sulle pensioni che aveva istituito nei mesi scorsi quando era in carica al ministero di via Veneto. "La riforma delle pensioni non è più rinviabile" aveva scritto Catalfo su Facebook invitando governo e parti sociali a ripartire dalle commissioni istituite per individuare e allargare le categorie professionali più fragili, attualmente consistenti in quelle indicate nei requisiti dell'Ape sociale, nei lavori usuranti e nelle limitate capacità di accesso alla quota 41 dei lavoratori precoci.

Pensioni anticipate Inps a 62 anni: la flessibilità in uscita è la proposta dei sindacati

Sulla stessa lunghezza d'onda dell'ex ministro Catalfo, sul tema della riforma delle pensioni e sul dopo quota 100 reso improvvisamente incandescente, sembrano trovarsi i sindacati che spingono per un incontro con l'attuale ministro del Lavoro Andrea Orlando. L'idea di ritornare alle sole pensioni di vecchiaia dei 67 anni o dei 42 anni e 10 mesi di contributi è, per le sigle, inaccettabile, e anche la sostituzione della quota 100 con la quota 102 aumentando a 64 anni l'età di uscita non suscita particolare interesse e convinzione. La proposta della sigle è quasi esclusivamente incentrata sulla flessibilità, lasciando i lavoratori liberi di decidere quando è il momento giusto per uscire dal lavoro a partire dai 62 anni di età.

Un meccanismo praticabile, con il solo effetto per il governo di dover anticipare la spesa ma non di crearne una aggiuntiva. In definitiva si tratterebbe di una vera riforma organica delle pensioni, con proposte appoggiate da tecnici e da studi sulle professioni che maggiormente hanno necessità di andare in pensione prima, che privilegerebbe l'accesso alle misure di uscita flessibili. Dunque, nessuna quota 100 o 102, ma una prospettiva riformistica del tutto diversa che i sindacati presenteranno il 4 maggio prossimo in un'iniziativa, sia pure telematica e via social, in attesa di essere ascoltati dal ministro Orlando.