Lavoratori frontalieri di ritorno in Italia: il Fisco chiarisce quando è possibile beneficiare della tassazione agevolata prevista dal nuovo regime degli impatriati. Con un intervento atteso, l’Agenzia delle Entrate fa luce su una delle aree più controverse della riforma fiscale, aprendo all’accesso agli incentivi anche per chi rientra dopo anni di lavoro oltreconfine. Il chiarimento è contenuto nella risposta n. 12 del 20 gennaio 2026, e riguarda un tema rimasto finora ai margini: l’applicazione del regime impatriati ai lavoratori frontalieri che trasferiscono nuovamente la residenza fiscale in Italia.
Nuovo regime impatriati, cosa cambia per i frontalieri
Il riferimento normativo è il decreto legislativo n. 209 del 27 dicembre 2023, che ha ridisegnato la disciplina fiscale per chi rientra in Italia dal 2024. La riforma ha ampliato la platea dei beneficiari, includendo anche categorie considerate “ibride”, come i frontalieri, ma a condizioni più rigorose rispetto al passato. L’obiettivo è chiaro: attrarre competenze e professionalità qualificate, evitando però utilizzi opportunistici dell’agevolazione.
Agevolazioni sì, ma con requisiti rafforzati
L’Agenzia conferma che l’accesso al regime impatriati è possibile anche in presenza dello stesso datore di lavoro, ma solo rispettando requisiti temporali più stringenti.
In questi casi, infatti, non è sufficiente una permanenza all’estero di tre anni. La normativa prevede un periodo minimo di sei o sette anni di residenza fiscale fuori dall’Italia, a seconda che il datore di lavoro coincida o meno con quello precedente all’espatrio.
Le differenze con il vecchio regime agevolato
Tra le novità più rilevanti c’è l’eliminazione del vincolo tra il rientro in Italia e l’avvio di una nuova attività lavorativa. Il nuovo regime non richiede più che il trasferimento della residenza sia legato a un cambio di datore o a un nuovo incarico professionale. Inoltre, non vengono posti limiti al luogo di svolgimento dell’attività durante il periodo di residenza estera, un aspetto che rafforza la posizione dei lavoratori frontalieri rispetto al passato.
Le condizioni ancora da rispettare e il verdetto dell'Agenzia
Restano infatti indispensabili ulteriori presupposti, non oggetto dell’interpello ma previsti dalla disciplina. In particolare, il lavoratore deve possedere requisiti di elevata qualificazione o specializzazione, oppure aver svolto attività di ricerca, anche applicata, incluse quelle nei settori innovativi e dell’intelligenza artificiale. Il chiarimento segna un passaggio rilevante per i lavoratori frontalieri: il rientro in Italia può diventare fiscalmente conveniente, ma solo per chi dimostra una reale e prolungata esperienza all’estero e competenze professionali di alto profilo. Alla luce delle condizioni, il Fisco conclude che il lavoratore potrà applicare il regime impatriati al reddito da lavoro dipendente prodotto in Italia a partire dal 2026, beneficiando della tassazione agevolata prevista dalla legge, a condizione che siano rispettati tutti i requisiti normativi.