A pochi giorni dalla Giornata Internazionale della Donna, arriva da Catanzaro un duro richiamo sulle condizioni del lavoro femminile in Calabria. A lanciarlo è la segretaria della CGIL Calabria, Celeste Logiacco, che in una nota denuncia le profonde disuguaglianze che continuano a penalizzare le donne nel mercato del lavoro regionale e nazionale.

Secondo la dirigente sindacale, senza il pieno riconoscimento del lavoro femminile non può esserci né sviluppo economico né crescita sociale. Un'indagine rivela che, in Calabria solo il 33,1% delle donne tra i 16 e i 64 anni ha un’occupazione, una delle percentuali più basse non solo in Italia ma anche nel panorama europeo.

Una situazione che riflette criticità strutturali, dalla precarietà lavorativa alla carenza di servizi sociali, passando per stereotipi culturali ancora radicati.

Cosa frena l'accesso delle donne al mercato del lavoro

La condizione occupazionale femminile in Italia è già complessa, ma nel Mezzogiorno e in particolare in Calabria assume contorni ancora più critici. Le donne entrano nel mercato del lavoro con maggiore difficoltà rispetto agli uomini e, quando riescono a trovare un’occupazione, spesso si tratta di lavori precari, con contratti temporanei o part-time involontari.

Secondo Celeste Logiacco, il problema del lavoro femminile in Calabria non riguarda solo la quantità di lavoro disponibile, ma anche la qualità delle opportunità offerte.

Molte lavoratrici percepiscono salari inferiori rispetto ai colleghi uomini e incontrano ostacoli significativi nella costruzione di percorsi professionali stabili e continuativi.

“Non è accettabile che, nel 2026, ci siano ancora donne che ricevono compensi economici inferiori a quelli degli uomini – sottolinea la segretaria della CGIL Calabria – perché il nostro lavoro non vale meno. Né possiamo tollerare che la retribuzione diventi una variabile che cambia a seconda del territorio in cui si vive”.

Precarietà e lavoro femminile in Calabria

Tra i principali ostacoli al lavoro femminile in Calabria vi è la diffusione di contratti instabili e di lavori a bassa retribuzione. Molte donne lavorano in settori caratterizzati da forte precarietà, come il turismo, la ristorazione, l’agricoltura o i servizi alle famiglie.

In questi ambiti le condizioni contrattuali sono spesso fragili e le prospettive di crescita professionale limitate. La precarietà non riguarda soltanto la durata dei contratti, ma anche l’assenza di tutele adeguate.

Le categorie più vulnerabili sono le giovani con bassi livelli di istruzione e le donne migranti. Queste ultime sono spesso impiegate in lavori stagionali o informali, dove il rischio di sfruttamento è più elevato e la possibilità di far valere i propri diritti più difficile.

Molestie sul lavoro e ricattabilità

Tra i problemi più gravi evidenziati dal sindacato - inerente al lavoro femminile in Calabria - vi è anche il tema delle molestie nei luoghi di lavoro. Si tratta di una realtà spesso sommersa, che raramente emerge nelle statistiche ufficiali ma che continua a colpire molte lavoratrici.

Secondo Logiacco, la precarietà contribuisce ad alimentare questo fenomeno. Chi lavora con contratti temporanei o in condizioni di instabilità economica è infatti più esposto al ricatto e meno incline a denunciare comportamenti scorretti.

A questo si aggiunge un fattore culturale ancora radicato: la tendenza a colpevolizzare le vittime anziché i responsabili delle molestie. La paura del giudizio sociale e delle conseguenze professionali spinge molte donne a rimanere in silenzio, rendendo difficile la possibilità di contrastare il fenomeno.

Per il sindacato è quindi necessario promuovere politiche più efficaci di tutela delle lavoratrici, rafforzando i sistemi di prevenzione e favorendo la denuncia di abusi e discriminazioni.

Il problema della conciliazione tra lavoro e famiglia

Un altro elemento che incide fortemente sull’occupazione femminile è la difficoltà di conciliare lavoro e responsabilità familiari. In Calabria, secondo la CGIL, i servizi di supporto alla genitorialità e alla cura degli anziani sono ancora insufficienti o poco accessibili.

La carenza di asili nido, servizi educativi per l’infanzia e strutture di assistenza per le persone non autosufficienti rende molto difficile per molte donne mantenere un’occupazione stabile. Spesso sono proprio loro a farsi carico della maggior parte del lavoro domestico e di cura. Ciò mette in crisi il sistema del lavoro femminile in Calabria.

L'elemento discriminatorio principale: la maternità

La maternità rappresenta ancora oggi un momento critico nel lavoro femminile in Calabria. In alcuni casi può diventare un ostacolo già nella fase di assunzione, quando le aziende temono costi o assenze dovute all'evento della nascita di un figlio.

In altri casi la discriminazione emerge durante il percorso professionale, con difficoltà di accesso a promozioni o avanzamenti di carriera. Secondo la CGIL Calabria, rendere la genitorialità un valore sociale significa creare le condizioni affinché uomini e donne possano condividere responsabilità e opportunità, senza che la maternità diventi un fattore penalizzante nel mondo del lavoro.

Accanto ai fattori economici e strutturali, un ruolo importante è giocato anche dagli aspetti culturali.

In molti contesti sociali persistono ancora modelli tradizionali che riconoscono nel ruolo delle donne la responsabilità e dovere nei confronti delle cure familiari e nella gestione della casa.

Dal lavoro povero alla pensione povera

Le difficoltà incontrate dalle donne nel mercato del lavoro hanno effetti anche sul lungo periodo. Carriere discontinue, salari bassi e periodi di inattività si traducono spesso in pensioni molto ridotte.

Il rischio dell'attuale lavoro femminile in Calabria, evidenzia il sindacato, è che molte lavoratrici diventino in futuro pensionate con redditi insufficienti, accrescendo la loro esposizione alla povertà e, di conseguenza, alla marginalizzazione sociale. Una prospettiva ancora più preoccupante se si considera l’aumento dell’età pensionabile e la riduzione delle tutele per alcune categorie di lavoratori.

Le proposte della CGIL Calabria

Di fronte a questo scenario, la CGIL Calabria propone una serie di interventi per migliorare la condizione del lavoro femminile in Calabria. Diventa quindi necessario:

  • creare un lavoro stabile e di qualità

  • rafforzare le tutele contrattuali

  • investire nei servizi pubblici di cura e assistenza

  • attuare politiche efficaci contro lo sfruttamento e il lavoro povero

  • operare sulla cultura e la formazione al fine di superare gli stereotipi di genere

Per il sindacato è fondamentale anche rafforzare il welfare pubblico, in modo da sostenere le famiglie e favorire l'ingresso delle donne nella vita economica non solo attraverso bonus statali presenti sul portale famiglia INPS.