Un nuovo sciopero è stato proclamato dai lavoratori della sede di Milano del gruppo Diageo, colosso titolare di marchi globali come Guinness e Johnnie Walker. La protesta, fissata per il 27 agosto, sarà accompagnata da un presidio davanti alla sede di Assolombarda. Questa forte reazione giunge dopo l'annuncio della multinazionale britannica di voler procedere al licenziamento di 96 dipendenti su un totale di 127 nella sua sede italiana, una mossa che incide su circa il 75% della forza lavoro locale.
L'astensione dal lavoro, decisa in assemblea, è la risposta diretta all'esito negativo degli ultimi tavoli negoziali.
Sebbene il sindacato UILA-Uil Lombardia abbia riconosciuto “alcuni passi in avanti” ottenuti grazie all'“ampia e compatta adesione allo sciopero e al presidio del 5 agosto”, il verdetto finale è stato un “intollerabile nulla di fatto” sulle ricollocazioni e sulle misure economiche di sostegno. Alberto Donferri, segretario generale regionale della UILA-Uil, ha espresso una dura critica: “Siamo di fronte a un'ipocrisia sociale scandalosa e inaccettabile, perché agli azionisti Diageo ha presentato dati finanziari in forte crescita in tutti i settori e in tutte le divisioni aziendali”.
Le ragioni della vertenza e il piano aziendale
I sindacati contestano fermamente la decisione di Diageo di esternalizzare le attività di distribuzione e vendita a un partner commerciale, oltre a centralizzare all'estero le funzioni attualmente svolte in Italia.
La procedura di mobilità è stata avviata il 13 luglio e i licenziamenti sono previsti entro il prossimo 31 ottobre. Le rassicurazioni fornite dall'azienda riguardo alla ricollocazione del personale presso il nuovo partner commerciale sono state giudicate eccessivamente vaghe dai rappresentanti dei lavoratori, che manifestano profonda preoccupazione, specialmente per i dipendenti con maggiore anzianità di servizio, in un mercato del lavoro già complesso.
La UILA-Uil ha definito “inammissibile” che una multinazionale che continua a registrare profitti e risultati record decida di abbandonare il mercato italiano e di azzerare l'occupazione, senza garantire un piano sociale dignitoso, soluzioni occupazionali concrete per la totalità dei lavoratori e risorse adeguate al valore economico della società.
Donferri ha ribadito l'impegno sindacale: “Non lasceremo nulla d'intentato per difendere il lavoro ed evitare che logiche puramente finanziarie impoveriscano il nostro territorio e il patrimonio agroalimentare nazionale”.
Il contesto della riorganizzazione e le prossime tappe
La vertenza attuale si inserisce in un più ampio processo di riorganizzazione di Diageo in Italia. Secondo le fonti sindacali, questo processo ha già visto lo smantellamento della produzione a Santa Vittoria d'Alba e il trasferimento di diverse sedi. Il presidio del 27 agosto segue la mobilitazione già attuata il 5 agosto, che ha registrato una partecipazione compatta dei lavoratori. La mobilitazione proseguirà con determinazione fino a quando non verranno ottenute garanzie concrete sulle ricollocazioni e sulle misure economiche di sostegno per tutti i dipendenti coinvolti nella procedura di licenziamento.
La situazione rimane estremamente tesa, con i sindacati che confermano la loro volontà di mantenere alta la pressione e di ricercare soluzioni strutturali che possano tutelare i posti di lavoro e il prezioso tessuto produttivo locale, evitando che le decisioni aziendali abbiano un impatto devastante sulle famiglie coinvolte.