Era la mattina di domenica 12 giugno quando a Milano nel quartiere intorno a via Brioschi si è sentito un boato che ha fatto tremare le persone e nascere l'angoscioso sospetto di un attentato. La gente ha aperto le finestre, è scesa in strada e ha visto un palazzo sventrato che ha persino infranto i vetri delle case circostanti.

Indagini sulle cause dell'esplosione della palazzina

Nell'esplosione della palazzina a Milano ha perso la vita Micaela Masella, una coppia di 27 anni - Chiara Magnamassa e Riccardo Maglianesi - e numerose persone sono rimaste ferite, fra queste le due figlie della signora Masella e del marito di lei, Giuseppe Pellicanò, che sono state ricoverate in ospedale per gravi ustioni.

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Le indagini per scoprire le cause di quella strage sono iniziate subito. Si era subito parlato di una fuga di gas, ma quale motivo l'aveva scatenata? Gli sforzi degli inquirenti hanno portato all'arresto del pubblicitario Giuseppe Pellicanò che è stato accusato di strage.

Pellicanò ha ammesso di aver svitato il tubo del gas

Il primo luglio il pubblicitario è stato portato in carcere a San Vittore, su di lui la pesante accusa di aver provocato la strage.

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Nei giorni precedenti era stata diffusa la notizia della separazione in casa dei coniugi Pellicanò e Masella. Oggi si apprende attraverso un articolo di Repubblica che durante l'interrogatorio in carcere, Giuseppe Pellicanò ha confessato di aver svitato il tubo del gas.

È stato lui, si è alzato dal letto quella notte e ha manomesso l'impianto svitando con una pinza il tubo della cucina del gas, il gas fuoriuscito nelle ore a seguire avrebbe saturato l'ambiente e causato un devastante scoppio poco prima delle 9 della mattina del 12 giugno con le tristi conseguenze che tutti conosciamo.

Il provvedimento di custodia di Pellicanò e l'affidamento delle figlie

Al momento il Gip Giusi Barbara ha deciso per un provvedimento di custodia in carcere per quella che si ritiene essere stata "un'azione volontaria e deliberata" causata da rabbia e gelosia per l'imminente separazione. L'indagato non ha mostrato pentimenti e non è risultato empatico nei confronti delle vittime. 

Durante l'interrogatorio, il pubblicitario ha ripetuto di non ricordare perfettamente quella notte in quanto aveva assunto farmaci antidepressivi.

Si è però opposto all'accusa di premeditazione. Spetta al Tribunale dei Minori di Milano la questione dell'affidamento delle figlie di 7 e 11 anni. Al padre potrebbe essere tolta la responsabilità genitoriale, in questo caso le piccole dovrebbero essere affidate a dei parenti. 

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