La memoria è un valido strumento dal quale l'uomo ricava sostegno nel suo intento di conservazione, al fine di consegnare a coloro che non c'erano, a coloro che non hanno visto, delle preziose informazioni che ripercorrono uomini, ideali, scopi, fatti così indelebili da aver segnato profondamente il clima sociale e politico dell'Italia degli anni 70-80 del secolo scorso. Per non dire mai che a nulla son valsi il sacrificio di Aldo Moro e Peppino Impastato, personaggi indimenticabili e perciò posti al centro della tematica della legalità, per la quale gli alunni degli istituti scolastici "Einaudi-Giordano" e "Don Gino Ceschelli" di San Giuseppe Vesuviano hanno prestato tutto l'impegno e la passione possibile, grazie ad un progetto voluto fortemente da Angela Agovino e Francesco Conte, i dirigenti scolastici delle scuole protagoniste.

Aldo Moro e Peppino Impastato, un destino unito dal valore della legalità

Il destino di Peppino Impastato, giornalista e attivista siciliano, ed Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana, si intreccia in un unico giorno, quell'8 maggio 1978 in cui i loro corpi assassinati hanno abbandonato insieme la vita lasciando il sogno della legalità sulla Terra, sotto gli occhi attoniti di un'Italia troppo in subbuglio e largamente sconvolta.

Il ritrovamento del corpo senza vita di Moro dopo i 55 giorni di sequestro ad opera delle Br riesce ad offuscare notevolmente l'omicidio di Impastato - apparso un suicidio per manipolazione dei mafiosi - ma queste due anime così diverse, si sono combinate perfettamente nella lotta alla mafia, la quale altro scopo non ha che spegnere la voce della legalità, mentre Moro e Impastato altro fine non ebbero che ravvivarla.

L'impegno dei presidi degli istituti "Einaudi-Giordano" e "Ceschelli" sul progetto della legalità

Su Moro ed Impastato, due personalità così lontane geograficamente, un pò vicine nel lavoro (Impastato, al momento dell'attentato, era candidato nella lista di "Democrazia Proletaria" alle provinciali a Palermo) e così uguali nello scopo che li ha uniti un unico destino, si svolgono ogni anno tantissime manifestazioni al fine di ricordare il sacrificio ed il valore di due vite consacrate nella legalità.

A tal proposito i presidi Angela Agovino e Francesco Conte, che hanno voluto il progetto nelle loro scuole per plasmare le coscienze dei loro ragazzi e prepararli ad un futuro migliore, hanno espresso parole commosse. Il progetto si è coronato in un convegno svoltosi il 22 marzo 2018 presso la Sala Consiliare del Comune di San Giuseppe Vesuviano nell'ambito della "Settimana della Legalità", dove gli alunni hanno esposto cartelloni inneggianti la cultura dell'antimafia e rappresentato, attraverso canti e momenti recitati, il senso della manifestazione ricordando all'unisono i dei due grandi personaggi.

"La manifestazione"- ha dichiarato Angela Agovino, dirigente scolastito della Scuola media Don Gino Ceschelli di San Giuseppe Vesuviano- "l'abbiamo voluta fortemente io ed il collega Conte, iscrivendosi in una settimana in cui anche l'amministrazione comunale ha dedicato attenzione all'educazione alla legalità, di cui i nostri insegnanti sono partecipi. Parlare di legalità significa per me raccontarla attraverso grandi esempi come Aldo Moro, del quale è appena ricorso il quarantennio del rapimento, e Peppino Impastato. Ho insistito molto con i miei docenti affinchè i miei ragazzi si avvicinassero ad Aldo Moro, personaggio posto all'interesse degli alunni della Ceschelli, poichè rappresenta un periodo della storia italiana che non è assolutamente conosciuto.

Ho vissuto quel giorno del ritrovamento di Moro come il più importante della mia vita, divenendo una cittadina italiana, prendendo cioè coscienza dei rischi che il mio Paese stava correndo e pensando a cosa avrei potuto fare, nel mio piccolo, per migliorare la situazione". Per Francesco Conte, preside dell'I.S.I.S. Einaudi Giordano di San Giuseppe Vesuviano, "Aldo Moro e Peppino Impastato erano impegnati in una cultura antimafia, il primo dall'alto, quindi dal fronte istituzionale ed il secondo dal basso, sul fronte sociale essendo un giornalista. Grazie al sacrificio di questi uomini siamo qui, oggi, a ricordare la causa e reputo la cosa assolutamente essenziale e da monito per imprimere ai ragazzi un comportamento improntato ai valori della Costituzione, consentendo una convivenza democratica e prendendo atto del fatto che purtroppo il fenomeno è ancora vivo.

Si fa tanto per costruire una coscienza antimafia e la scuola vuole mantenere il ricordo delle loro idee al fine di augurarci che condizionino anche le nostre relazioni. Aldo Moro vedeva nel dialogo uno strumento per risovere le contraddizioni, il compromesso politico per far convergere le idee divergenti. 'Nell'incontro bisogna costruire un posto comune', diceva. Se dobbiamo arrivare ad uno spazio comune, ognuno di noi deve perdere un pò di sè stesso per assorbire un pezzo di cultura dell'altro. Questa è la via maestra...".