La promozione delle attività dei professionisti è sempre stata considerata deontologicamente inopportuna in Italia ed è diverso tempo che la questione provoca non poche polemiche. Il Governo Monti ha deciso di dare una sferzata per imporre un forte impulso alla concorrenza, permettendo una “pubblicità informativa” per gli studi di avvocati così come per il singolo legale.

Il Governo ha, infatti, varato la Riforma delle professioni (approvata dal Consiglio dei Ministri) e non si è fatta eccezione pergli avvocati.

Non mancano le polemiche e i professionisti hanno già annunciato scioperi per il prossimo mese di settembre: contro la rinnovata geografia giudiziaria, le nuove norme sul processo civile e altre questioni tecniche.

Come è ovvio, la Riforma pone anche qualche limite per quanto riguarda l'ambito promozionale. In primo luogo, chi si appresta a pubblicizzarsi non deve in nessun modo violare il segreto professionale; inoltre, non bisogna produrre pubblicità ingannevole ed è necessario essere sempre “funzionali all’oggetto”.

Quest’ultimo punto è stato introdotto con la volontà di evitare reclame o personaggi coloriti e folcloristici.

La tanto discussa Riforma tocca anche i delicati ambiti del tirocinio, dell’assicurazione obbligatoria, della formazione continua e dell’indipendenza, oltre che il fondamentale tema della pubblicità che sembra offrire nuove possibilità agli avvocati. Si pensi, per esempio, ai servizi online di confronto e vendita di assicurazioni auto e all'opportunità per i professionisti di pubblicizzare il proprio lavoro al servizio delle cause riguardanti le controversie stradali.

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