Nelson Mandela (come tutti sapranno) è l'uomo che riuscì a vincere il sistema dell'apartheid del suo Paese, il Sudafrica, e per questo merito ottenne (nel 1993) il premio Nobel per la pace. Fu uno dei leader più importanti e conosciuti del suo tempo assumendo con gli anni i tratti della figura leggendaria (ai livelli di JFK, Gandhi, Lady D.). Ciononostante,  non tutto quello gli si attribuisce risulta corretto.

Con questo breve articolo mi propongo di evidenziare il suo lato umano (non privo di macchia) che tuttavia non deve oscurare quanto di buono ha fatto.

Le critiche che gli si rivolgono più spesso riguardano i mezzi coi quali è riuscito a liberare il Paese dalla segregazione razziale e l'attività durante il suo periodo da presidente.

Parto col dire che Mandela apparteneva ad un importante clan sudafricano, non era un figlio di nessuno. Il soprannome Madiba, a lui strettamente legato, era il titolo onorifico dei membri anziani della sua famiglia. Nelson Mandela è stato il capo della Umkhonto we Sizwe ( MK ), l'ala terroristica dell'ANC col quale è riuscito a combattere il regime mediante sabotaggi e azioni di guerriglia.

Al suo processo si è dichiarato colpevole di più di 150 atti di violenza terroristica tra i quali l'aver piazzato bombe in luoghi pubblici (tra cui Church Street West il 20 maggio 1983 / Durban- Pick ' n Pay, complesso commerciale, il 1 Settembre 1986 e la stazione ferroviaria di Johannesburg il 20 maggio 1987) per mandare un messaggio al governo.

Persone innocenti, tra cui donne e bambini, vennero uccise dagli attacchi terroristici del MK.

Significativamente Mandela non rinunciò alla violenza per combattere l'ingiustizia sociale dell'apartheid. Come diceva il caro Macchiavelli 'Il fine giustifica i mezzi', ciononostante il rischio di passare da un estremo all'altro risulta alto. Tuttavia, Amnesty stessa ha rifiutato di prendere il suo caso affermando che in regimi di violenza è (quasi) impossibile ottenere libertà, uguaglianza e diritti senza poterla utilizzare.

La non-violenza predicata da Gandhi, in fondo, è davvero sempre percorribile? Durante il periodo del suo governo, Mandela non si rivelò coerente con i suoi ideali seppur con possibili attenuanti.

Mandela è stato leggero con i dittatori. Nonostante abbia combattuto per la democrazia, non accusò mai pubblicamente i tiranni dei governi africani e non.

Il generale Sani Abacha in Nigeria fu addirittura sotenuto durante il summit del 1955. I suoi detrattori insistono nel dire che non lo fece in quanto il denaro con cui finanziò la sua lotta alla segregazione proveniva da regimi militari. Vero è che due dei più grandi donatori dell'ANC, nel 1990, erano il colonnello Muammar Gheddafi in Libia (con più di 10 milioni) e il presidente Suharto dell'Indonesia (con 50-60 milioni).

Occorre però dire che il mantenere un rapporto amichevole coi propri vicini era vitale per mantenere il clima di pace, evitando di creare fratture ed inimicizie.

Essendo Mandela anche un capo di governo dovette assecondare il gioco politico. Paradossalmete, il presidente pacifista ha fatto numerosi investimenti nell'ambito militare commissionando fregate, sottomarini, elicotteri leggeri, jet ed aerei da combattimento avanzato.

Spicca l'annuncio fatto nel 1998 in cui fù svelata l'intenzione di acquistare 39 aeri da guerra Gripen al costo di una decina di miliardi di euro per parte dal Dipartimento sudafricano di acquisizione strategica, oggetto di vari scandali legati alla corruzione. Chiaramente, l'armamento del Paese (senza mire espansionistiche) ha lo scopo di scoraggiare un eventuale attacco dalle aree (bellicose) che lo circondano; equilibrando il rapporto di forze.

Lo stonare con l'ideale di pace senza bisogno di armi tuttavia persiste. Anche alcuni premi per la pace che vinse prima del Nobel (fra i quali il Premio Lenin) risultano controversi in quanto concessi da dittature. Per finire, bisogna aggiungere che sottovalutò i rischi del dilagante HIV/AIDS e molte delle sue proposte non ebbero buon esito. Le conquiste sociali furono minori delle aspettative. È indubbio, comunque, il valore delle azioni di Mandela che (pur con scheletri nell'armadio) è riuscito a vincere una delle più grandi ingiustizie sociali del secolo scorso.

Come ho scritto, magari lo ha fatto con scelte condivisibili più per la loro efficacia che per la loro morale, ma in un contesto di violenza quale l'apartheid, l'ideale di Mandela non aveva macchia.

La vera tragedia è che troppi in Occidente lo vedono come un essere perfetto senza colpe sulla coscienza ma come ammise lui stesso 'anch'io sono imperfetto come il resto di voi, e non dovrei essere messo su un piedistallo'.

Non un essere senza macchia, ma di certo un grande uomo che per difendere le sue idee passò 27 dei suoi 95 anni in carcere.