Francesco Schettino torna sulla Concordia per un nuovo capitolo della saga. Il Festival del Cinema del Giglio ha la sua star. "Mi dipingono come un latin lover, ma io sono e sarò sempre un comandante". Ehm, esattamente, chi ti ha dipinto come un latin lover, Schettino? Io più che altro ricordo come è stata dipinta Domnica Cemortan, la ragazza moldava rimasta affascinata dai tuoi... punti di forza e da un paio d'anni a questa parte maestra delle interviste pagate a peso d'oro.

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Circondato da una "fitta selva oscura" di giornalisti e fotografi, il divo si allontana, scortato dalla guardia costiera. Sale sul relitto, teatro di 32 morti nella notte del 13 gennaio 2012. Se la ride con l'avvocato, si toglie la giacchetta in pelle, sfoggia i muscoli avvizziti e si lascia immortalare al grido di "inquadrami bene, mi raccomando, che si veda chiaramente il ponte della nave". Schettino, non sei aggiornato. La moda del momento è il selfie.

Mi propongo io per un corso di aggiornamento, tanto Schettino è aperto alle novità. Si è anche procurato un responsabile per la cura della sua immagine. Secondo me non ne aveva granché bisogno: trasuda bellezza da ogni poro.

Ad ogni modo, chi come me credeva che la nave fosse un luogo di indagini e che fosse quindi impossibile scattare foto si sbagliava. Schettino può, esattamente come George Clooney, Matt Damon e tutti gli altri del film "Monuments men" hanno potuto farsi immortalare davanti al "Cenacolo" di Leonardo a Milano, cosa normalmente proibita.

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Una volta sceso dalla nave, dopo tre ore di sopralluogo (un po' come il sopralluogo approfondito del quattordicenne in gita a Parigi che entra al Louvre, scatta la foto-ricordo alla "Gioconda" e poi esce, approfittando dell'ampiezza del museo), Schettino si rivolge in dialetto a un perito, chiedendo una foto con dietro il relitto. "Provando diverse inquadrature, forse una foto verrà bene" avrà pensato.

Sbarcato a terra, quasi si stupisce di non vedere il tappeto rosso, e si concede a fatica ai giornalisti.

Qualche risposta, per quietarli. Il divo non risponde alle domande scomode. Sorride, evasivo. "Io ci metto la faccia e vado a processo". Più narcisista di Dorian Gray, l'Apicella dei mari dimentica forse che chiese anche lui il patteggiamento, ma che fu negato da Procura e dal Tribunale di Grosseto. Si sa, le star hanno così tanto da fare che non possono ricordarsi tutto.

Tra un "sia più educata" e un "si informi meglio, lei non è documentato", tra un signorile "non capisce un c...." e un raffinato "tenetemi, se no vado e gli metto le mani in faccia", Schettino si perde in dettagli astrusi, in nozioni di quel tecnico che noi umani non possiamo comprendere.

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Solo gli esseri divini possono, tra cui lui. Proust direbbe "alla ricerca della professionalità perduta".

Passato il pomeriggio nella plancia di comando, all'arrivo a Porto Santo Stefano Schettino viene calorosamente accolto da molti ragazzini e bambini mascherati per Carnevale in suo onore. Gli scattano delle foto. Sorridono, felici. Il bambino ha visto il suo idolo. Cosa c'è di più bello.

E tu, Schettino, perché da Comandante non sei sceso per ultimo dalla nave?

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E quelle foto-trofeo che hai scattato sul luogo che dovrebbero farti piangere, le terrai sul comodino accanto al letto? Avrai rimpianti quando il clamore sarà finito e ci sarà un nuovo caso mediatico da dare in pasto al pubblico?

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