Lo scorso fine settimana Caracas è stata attraversata da due manifestazioni di opposta origine politica, segnale di una polarizzazione che blocca il Venezuela, paralizza le sue istituzioni, e fa sprofondare verso l'abisso l'economia.

Questa spaccatura sociale del Paese caraibico - contraddistinta da violenze di piazza che hanno sinora causato ventotto vittime, circa quattrocento feriti e un centinaio di arresti - non vede vincitori: tutti gli attori del conflitto hanno solo da perdere dal perpetuarsi dei disordini e dalla paralisi della Nazione.

Né il Governo del presidente Nicolás Maduro, né l'opposizione istituzionale, ma neppure il movimento studentesco danno l'impressione di rafforzare le proprie posizioni, aprendo la via - è l'opinione di molti analisti - all'affermarsi di una terza via, capace di superare l'ideologica contrapposizione del dopo Hugo Chávez.

La cronaca del week end, caos a Caracas

Il capo dello stato venezuelano Maduro non ha fatto in tempo a dare un ultimatum per il ritorno all'ordine e la rimozione delle barricate, che gli oppositori del partito Volontà popolare sono nuovamente scesi in piazza. Questa volta l'obiettivo era denunciare la violenta repressione della Forza pubblica, e puntare il dito contro gruppi armati irregolari, incaricati di intimidire e disperdere le proteste antigovernative.

Nelle stesse ore, i settori della sinistra si sono riuniti in una "Marcia di appoggio alle Forze armate bolivariane" - con tanto di camicia rossa di ordinanza - per appoggiare l'attuale corso politico, e accusare gli oppositori di un tentativo di golpe commissionato dai poteri forti. Pochi dubbi insomma per il Governo e i suoi seguaci: dietro le sommosse di piazza - iniziate all'inizio di febbraio - vi sarebbe la longa manus di Washington, incolpata di istigare le rivolte.

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I motivi della rivolta? Soprattutto economici

Che cosa chiedono i giovani, soprattutto di classe media, con questa raffica di proteste che sta mettendo in ginocchio il Venezuela? In primo luogo gli slogan dei manifestanti puntano il dito sull'aggravarsi della situazione economica, messa in ginocchio da un tasso d'inflazione pari al 56,3 per cento su base annua.

Oggi nel Paese esistono seri problemi di approvvigionamento di beni essenziali, mentre le file sempre più lunghe nei negozi di generi alimentari mettono in allarme quei settori - in passato benestanti - che temono una nuova erosione del loro potere d'acquisto. Nessun dubbio, da parte loro, sui responsabili del costante degrado economico: unico colpevole è il Governo di Maduro, il suo avventurismo, la sua matrice ideologica, che ha come modello l'esperienza cubana. E non è un caso che la miccia delle rivolte sia stata la presenza nel Paese di una squadra cubana di baseball, che alloggiava all'Isola Margarita in vista di un torneo internazionale.

Non c'è però solo la finanza: la borghesia venezuelana è ormai esasperata da una criminalità sempre più efferata, che specie nella capitale Caracas la fa da padrona, ed è responsabile di un tasso di omicidi tra i più alti del mondo.

Caracas 2014, nessun vincitore

Se con questa crisi l'Esecutivo chavista di Maduro ha tutto da perdere - se non altro sotto il profilo del prestigio internazionale - non guadagnano consensi neppure le opposizioni. Irrimediabilmente divise al loro interno, non appaiono all'opinione pubblica come una soluzione seria alla paralisi politica, e si rivelano incapaci di contenere gli eccessi violenti dei gruppi più radicali.