Per chi in questi giorni segue lakermesse veneziana del cinema diamo un suggerimento. Non si puòperdere la mostra allestita a Palazzo grassi dal titolo 'L'illusione della luce' che rimarrà aperta sino al 31dicembre 2014. Caroline Bourgeois, la curatrice, inquesto allestimento stupefacente e carico di sorprese, sasuggestionarci ad ogni angolo, a cominciare dall'ingresso. Entrandovieni letteralmente immerso in un bagno di luce assoluta, bianca comeil latte e ovattata. All'ingresso vi è una stanza in cui una lucebianca ed ovattata ti avvolge. Ti danno dei copri scarpa, entri nellagrande sala con ai lati possenti colonne e il bagno di luce tiavvolge.

Ti chiedi, sei in una nuvola o dentro le grandi sale dipalazzo Grassi? Continui a camminare e vedi che l'ombra che siprofila davanti incomincia a piegarsi e a salire, e comprendi che ilpavimento sotto subisce una inclinazione. Questa è l'opera di unaartista finlandese Eija Liisa Athila del 1959. Cosa vuoletrasmetterci, oltre allo stupore di una bianco latte che ci avvolgetotalmente e senza alcun punto di riferimento? Liisa,l'artista finlandese, ossessionata dalla poca luce del suo paese cidice che quand,anche la luce sia tanta e totale, allorchè manchinoriferimenti certi e profondi, l'uomo è in balia e cammina come uncieco pur in un ambiente sovraccarico di luce. Questa è già un'esperienza emozionante, ma se si sale nelle sale soprastanti le operecariche di suggestione continuano a stupirci.

C'è ad esempio ungrande corridoio dove cade una pioggia di fili di lana colorati.E' l'opera di Vidya Galdaston, che vuole rivisitare in formamoderna le costumanze hindu dei Mala, ghirlande di fioriintrecciati che hanno un valore benefico sull'uomo. C'è una stanzache colpisce per quel blu indaco che la tappezza e se ilvisitatore ingenuo non avesse spirito di osservazione, noncoglierebbe neppure le bordature dei tanti fogli di carta carbone che tappezzano le pareti e debordano sul pavimento contante macchie di blu indaco.

Perchè la carta carbone, chevalore simbolico ha? Questa è l'opera di una artista marocchina chevive da anni a Martigny in Francia. E' Latifa Echakhch. Lacarta carbone è stata usata nel maggio francese per divulgare idee eorganizzare le proteste. Ora tappezza le pareti di Palazzo Grassi eil suo inchiostro non serve più a stampare e deborda sul pavimento.Dove sono finite le idee di protesta, dove è finita la rivoluzione?Ma c'è dell'altro.

Al centro della stanza su un leggio è gettatouna camicia avana, sembra un po' sporco e dentro fiori secchi digelsomino, alcuni dei quali sono caduti a terra e sono sparsi lìintorno. L'artista racconta che durante un soggiorno a Beirut unvenditore ambulante immerso nel traffico caotico della cittàproteggeva i suoi gelsomini con una camicia. Questa scena le giungealla memoria pochi giorni dopo le proteste popolari in Egitto, gli integralisti stanno avendo la meglio, ed ecco che il pensiero vaal periodo di terrore che ne seguirà. Anche qui la purezza divite umane che reclamano diritti verrà sporcata colsangue del fondamentalismo, anche qui dunque qualche gelsominomorirà, per sbocciare di nuovo, forse. La rassegna di opere cheaffrontano il tema della luce e delle sue variazioni cromaticheprosegue, sino ad arrivare ad un grande video.

E' l'operadell'artista David Claerbout, nato nel 1969. Il video Oilworkers va studiato. 

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