La situazione dei diplomati magistrali è in bilico. Per capire di cosa stiamo parlando è necessario andare per gradi al fine di non fare confusione. Da anni i diplomati magistrali combattono per ricevere la giusta tutela dei propri diritti, ciò non avviene e tutto è lasciato al libero arbitrio della giustizia italiana. La disparità di trattamento è sotto gli occhi di tutti: l'ultima in ordine di tempo è quella che ha visto l'esclusione dei diplomati magistrali dal concorso docenti 2016. Numerosi sono stati i ricorsi, che si sono susseguiti a catena l'uno l'altro.

Solo nel 2014, dopo la sentenza di merito di un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, che ha visto il Consiglio di Stato dare parere favorevole per tutti i diplomati magistrale, si è potuto fare un passo avanti. Questo ha portato all'accesso alla seconda fascia d'istituto come abilitati in virtù dell'abilitazione del titolo.

Diplomati magistrali: in attesa di giustizia?

Nel 2014, quindi, i diplomati magistrali hanno potuto entrare nelle graduatorie d'istituto riservate agli abilitati in virtù delloro.

Questo però non li ha esclusi dal dovere essere sempre assunti per periodi brevi e con contratti su supplenze. La permanenza in GaE sembra un miraggio e nullasi conclude a livello pratico. Numerosi sono i ricorsi, le lotte in tribunale e le sentenze legali. Questi però non permettono ad essi la stabilità cercata, ma sembra che la giustizia approdi in un dedalo di labirinti burocratici senza fine. Si verifica qui l'iniquità alla quale facevamo riferimento, possiamo distinguere tre categorie di diplomati magistrali: alcuni di essi hanno ottenuto l'immissione in ruolo, a dispetto di sentenze ingiudicate, altri con anni di servizio e anni di esperienza alle spalle sono stati inseriti nelle GaE (Graduatorie ad Esaurimento) ma permangono in attesa, gli ultimi sono rimasti sospesi, estranei ad ogni beneficio e senza certezza lavorativa.

Famoso è il caso che negli ultimi giorni ha fatto discutere: Alfredo Tarallo ha visto per pochi istanti la sua vita cambiare in meglio per poi precipitare di nuovo nell'oblio. Il supplente 50enne ha visto prima vedere il via libera all’immissione in ruolo, con il benestare del giudice del lavoro di Milano, e successivamente rigettata l’assunzione in secondo grado. Le istanze sono state respinte ed egli si è trovato licenziato e al depennamento dalle GaE.

L'ingresso nelle GaE viene dunque chiesto ha gran voce come diritto dei diplomati magistrali. Si chiede quindi una giustizia erga omnes e non più arbitraria.

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