La Scuola italiana sta vivendo un momento tetro. I docenti sono sottoposti a pressioni notevoli, con richieste sempre più pressanti. Per tutto questo impegno mancano i riconoscimenti. Viene chiesto ai docenti di sapere sempre di più, di dimostrare sempre di più: come se i titoli riconosciuti, gli anni di esperienza maturati e le fatiche continue non siano una conferma sufficiente dell'impegno e della dedizione che da sempre hanno dimostrato e che continuano a dimostrare. Le strutture scolastiche non sempre sono idonee, noti alcuni casi di crollo, seppur minimi ma comunque rischiosi, mancano i materiali didattici ma l'impegno è comunque tanto.

Si sa che da sempre sono gli alunni e i professori a fare la scuola. Al di là delle riforme, delle innovazioni digitali è sempre la passione, unità all'impegno, che permettono di produrre dei risultati ed al comparto scuola di prosperare. Ma tutto questo non viene riconosciuto.

Docenti: precari a vita?

Molti sono i docenti precari, alcuni di essi, diverse migliaia a dire il vero, sono precari da anni e hanno quindi fatto ricorso per abuso di precariato. Ricordiamo che, in seguito alla sentenza della Corte di Giustizia Europea, è stato fissato in 36 mesi il limite dei contratti a termine.

In alternativa viene dato al docente la facoltà di fare ricorso per ottenere il giusto riconoscimento dei propri diritti. La sentenza n. 5072 del 2016 vede le Sezioni Unite della Corte di Cassazione asserire che il docente ha diritto ad essere risarcito qualora venga lesa la sua professionalità: tale risarcimento corrisponde alla ricezione economica dalle 2,5 alle 12 mensilità. Nonostante questa decisione, che a molti appare come minima e non sufficiente, la situazione dei docenti precari non muta, anzi.

Se si pensa che il Miur ha a disposizione 10 mila cattedre che mantiene vuote, mentre ci sono GaE (Graduatorie ad Esaurimento) strapiene la situazione appare alquanto strana. Non si capisce perché su tali posizioni perdurino le supplenze, fino adesso confermate al 31 agosto, e non si procede con l'immissione in ruolo al fine di diminuire la disoccupazione, ma soprattutto il precariato. Gilda degli Insegnanti ha affermato che se il Miur non interverrà con le assunzioni è disposto a procedere con azioni legali per mettere fine a una realtà che sembra portare a una strada senza uscita.

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