Stimo #Maurizio Belpietro come giornalista di razza e gli auguro di continuare a mietere successi nella sua, già ricca, vita professionale. Però, mi dispiace per lui, la sua creatura appena nata ha i mesi contati. Il quotidiano La Verità, che ieri è sbarcato nelle edicole, contraddice tutto quello che il mercato editoriale italiano, e non solo, ha impietosamente mostrato negli ultimi anni. Tanto che non si contano più le nuove testate costituite e subito chiuse nel decennio scorso.

Esempi di quotidiani fondati e chiusi nel decennio scorso

Vi ricordate, solo per citarne una recente, Pubblico Giornale di Luca Telese?

È durata tre mesi, dal settembre al dicembre 2012. O, prima ancora, Il Riformista? Fondato nel 2002 da Antonio Polito all’inizio come quotidiano di area socialdemocratica con caratteristiche di folizione e struttura speculari rispetto al Foglio di Giuliano Ferrara, ha cessato le pubblicazioni, dopo varie vicissitudini societarie, nel 2012. Per non parlare di altre due meteore editoriali recenti: Gli Altri e Il Garantista a guida di Piero Sansonetti.

Altri quotidiani che hanno avuto vita breve negli anni Novanta

Se ci inoltriamo nel secolo scorso, dopo aver fatto il dovuto inchino dinanzi all’emblema del giornalismo indipendente, non si può dimenticare l’esperimento di un anno, dal marzo 1994 all’aprile 1995, della Voce di Indro Montanelli.

O, quello un più longevo, dal 1991 al 1998, con l’esclusione di alcune pause, dell’Indipendente che raggiunse l’apice del successo e dei lettori con la direzione di Vittorio Feltri. Lo stesso che oggi siede sullo scranno più alto di Libero dopo la defenestrazione di Belpietro.

Riuscirà Belpietro a intercettare i lettori del centrodestra?

Nel suo editoriale di ieri su La Verità quest’ultimo ricorda i motivi del suo allontanamento: “Può un presidente del Consiglio incarognirsi a tal punto per le critiche e le notizie pubblicate da pretendere la testa del direttore del giornale che quelle critiche ha stampato?”.

Senza volergli fare torto, forse all’origine dei dissapori con gli Angelucci, editori del quotidiano milanese, non c’è stata solo una divergenza di vedute sulla linea editoriale, ma anche l’emorragia di lettori che ha subito Libero, come del resto tanti altri giornali. Lettori che si riconoscono soprattutto in un centrodestra oggi orfano di Berlusconi e che hanno come quotidiani di riferimento, oltre a quello diretto da Feltri, Il Giornale di Alessandro Sallusti. Riuscirà Belpietro a strapparglieli e a portarli dalla sua parte? Al momento, il tentativo non sembra destinato a giungere a buon fine. Auguri, comunque, per il coraggio.