Il 21 novembre 2013, l’interland napoletano è stato protagonista di un’immane tragedia. Nunzia e Anna, madre e figlia, dopo essere state vittime di un tamponamento, sono precipitate, con la loro auto, nel fiume Sarno, nei pressi del centro commerciale La Cartiera. Quello che ha smosso l’opinione pubblica, però, sono state le avversità riscontrate dai soccorritori, nel recuperare le donne. Il fiume, che in quel preciso punto registra un naturale restringimento degli argini, era in piena a causa delle forti piogge dei giorni precedenti, ma questa sarebbe stato un imprevisto al quale i Vigili del Fuoco avrebbero potuto far fronte.

Quello che ha realmente rappresentato un ostacolo insormontabile, sono state le acque putride e scure, che attribuiscono al Sarno un triste primato: il fiume più inquinato d’Europa  e nono fiume più inquinato al mondo. A distanza di ben 6 giorni, l’auto, con la presenza nell’abitacolo del solo cadavere della giovane Anna, (in uno stato avanzato di decomposizione, proprio a causa della tossicità delle acque) è stata ritrovata ad appena 30 metri dal luogo dell’incidente.

Il corpo della madre è stato ritrovato mesi dopo al largo della Sardegna.

Viene naturale chiedersi come le donne avrebbero potuto salvarsi, se il Sarno non fosse state ridotto a una fogna a cielo aperto. Ecco cosa ha rovinato il nostro fiume, culla della civiltà di questa terra: l’insana abitudine a voltare la faccia dall’altra parte. Tutti sanno, ma nessuno dice. 

La disinformazione dilaga, e la realtà che vive la nostra terra appare, sì, straziata, ma ben lontana.

Perché far credere ai giovani che l’immondizia del Sarno sia una realtà immobile che è così da sempre e sarà così per sempre?

Proprio per la natura dei corsi d’acqua di favorire la vita, il Sarno, nell’antichità, è stato spesso idolatro come una divinità. Ne sono testimonianze alcuni affreschi presenti nelle ville di Pompei, e alcune fontane, sempre d’età romana, sparse sul territorio di Sant’Egidio del Monte Albino.

Non è difficile, dunque, addurre al Sarno i meriti per il prolificare della civiltà. Si deve pensare, infatti, che all’epoca romana, il fiume attraversava in modo ampio la città di Pompei. Ma qualcosa, nel corso del tempo, è mutato. Infatti, molti studiosi hanno ipotizzato che, a causa dell'eruzione del 79 d.C, il corso del fiume sia stato stravolto, e le acque siano state coperte da pietre laviche. 

Oggi ogni tipo di attività è preclusa per l'enorme inquinamento del corso d'acqua; quasi tutte le forme di vita si sono estinte e qualunque utilizzo delle acque è pericoloso per la salute.

Queste sono maleodoranti e malsane, e il loro colore rosso in certi periodi dell'anno - dovuto agli scarti delle industrie per produrre i famosi pomodori San Marzano - ha fatto sì che il fiume venisse soprannominato "Rio Pomodoro".

Ci sono voluti tre anni affinché la Regione Campania, nella figura di Alfonso Longobardi, vicepresidente della commissione al bilancio, facesse partire la messa in sicurezza di Via Ripuaria, dove Nunzia e Anna incontrarono la morte. «Inizia oggi una storica operazione di riqualificazione ambientale che riguarda il fiume Sarno e, come sta già avvenendo da giorni, i suoi affluenti, i canali Marna e San Tommaso», ha dichiarato Longobardi, lo scorso 27 ottobre.

Contemporaneamente, la Regione s'impegna a realizzare una mappatura di tutti gli scarichi abusivi entro il tratto di competenza di Castellammare e Pompei.

Mentre i depuratori, realizzati lo scorso decennio con il contributo UE, e che sono costati l’esproprio di molti territori agricoli, stazionano ‘apparentemente’ immobili, tra i comuni di Angri e San Marzano sul Sarno.

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