I leader della Corea del Nord e del Sud, venerdì scorso ci hanno regalato immagini fortemente evocative, accendendo negli amanti della pace, la speranza di un mondo senza guerre. Le immagini dell’abbraccio tra Kim Jong-un e Moon Jae-in, rimbalzate su tutti media internazionali, hanno avuto il momento clou, quando Kim ha preso per mano Moon, portandolo con sé dal suo lato del confine. In tanti sono rimasti colpiti dal clima fortemente sereno, i segni di affettuosa complicità tra i due, che sono stati accolti con emozione, anche sapendo che i due paesi sono in guerra dal 1950. Cos’è dunque cambiato nella penisola coreana?

Certamente conta il fatto che pyongyang si sente sicura di non fare la fine di Iraq, Libia e Siria, del resto essere una pur piccola potenza nucleare è un ottimo deterrente: Gheddafi docet!

Probabilmente il cambio di passo, lo si deve al fatto che Kim Jong-un, abbia una visione internazionale. Infatti il giovane dirigente politico, ha studiato ed ha vissuto in Svizzera e finché viveva in Europa era assiduo dello stadio di San Siro a Milano. Certamente, a un giovane che abbia assaporato un clima dii estrema libertà per anni, un paese soffocante come la Corea del Nord alla lunga potrebbe piuttosto stretto, c'è da sperare quindi che questo sia il primo di una serie di cambiamenti, che perlomeno trasformi il grigio comunismo coreano, in un più allegro simil-socialismo Cubano.

Oltre alla pacificazione militare, nel summit si sono affrontati altri problemi che ai profani appaiono minori. Il primo riguarda l’unificazione degli orari rispetto al meridiano di Greenwich, che finora vedeva uno scarto di mezz’ora tra il nord e il sud. Pur digiuni di logiche coreane, pare che questa decisione, sia integrante al comune impegno di pace.

Altro punto del processo di riconciliazione riguarderà gli altoparlanti che la Corea del Sud, da decenni, tiene puntati contro la Corea del Nord, sparando propaganda a tutto volume verso Pyongyang: seul ha formalmente annunciato che rimuoverà tutti i dispositivi installati.

Una propaganda assordante

La “Guerra degli altoparlanti”, iniziata esattamente cinquant’anni fa, bombardando di proclami politici la Corea del Nord, cesserà d’infastidire i malcapitati che vivendo sul confine, che da decenni sopportano giorno e notte fragorosi discorsi e musica a tutto volume.

Il processo di pace, passa quindi dal disarmo nucleare, ma anche da fuso orario e rimozione dei megafoni. Parrà strano, ma anche questi problemi apparentemente secondari, sono stati espressamente affrontati durante il vertice presso la Casa de La Paz, situata nella Zona Demilitarizzata di Panmunjom.

Dopo questa riappacificazione, finora ritenuta impossibile, speriamo in nuove iniziative di pace, magari in uno scenario controverso come quello siriano.

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