Molti osservatori, soprattutto oltreoceano, invocano una guerra contro l’Iran, ma non è ben chiaro cosa sia cambiato in quel paese per giustificarla. Ovviamente, la teocrazia iraniana non piace a nessun occidentale, fosse solo per le esecuzioni sommarie degli omosessuali e il segregazionismo sessuale praticato nel paese. Tuttavia, rispetto alla legittimità dell’embargo che si ripercuote unicamente sulle fasce più deboli della popolazione o su una guerra tout court, qualche dubbio dobbiamo porcelo.

Se amiamo veramente la pace, è quindi necessario vedere cosa stia facendo di diverso dal solito Teheran.

L’Iran è una Repubblica Islamica sciita, e generalmente gli Sciiti, contrariamente ai Sunniti, non praticano il terrorismo jihadista, raramente escono dai propri confini statali e non si recano alla Mecca, dove sono oltretutto sgraditi. A tutti gli effetti, Sciiti e Sunniti sono avversari, quindi, quando George W. Bush dopo l’11 settembre lanciò la sua “guerra al terrore” includendo l’Iran, sbagliò, perché i responsabili dell’attacco alle torri gemelle erano sunniti.

Alle decisioni di Bush, si contrappose il presidente Barack Obama, che in pieno accordo con l’Unione Europea, dette il nulla osta all’utilizzo da parte dell’Iran del nucleare ad uso pacifico. In cambio, quel paese fornì garanzie sulla rinuncia ad armarsi di ordigni nucleari, fin qui rispettate. Da decenni, l’Iran ha disperatamente bisogno di energia per accompagnare il proprio sviluppo economico-industriale, pertanto l’accordo con USA e UE venne festeggiato dalla popolazione, che in tal modo poteva sperare in un futuro miglioramento delle proprie condizioni di vita.

Da subito, Israele espresse la propria contrarietà, temendo che gli Ayatollah non mantenessero la parola. Bisogna necessariamente ricordare che tutte le nazioni islamiche, indipendentemente dalla corrente religiosa praticata, auspicano la distruzione d’Israele. In passato, i paesi sunniti ci provarono pure, unendosi in un’armata congiunta che venne annientata dagli israeliani nella Guerra dei Sei giorni: ma a quell’impresa non partecipò l’Iran.

Al momento, l’Iran partecipa alle operazioni militari contro l’ISIS in Iraq, su richiesta del governo e col suo intervento ha contribuito alla sconfitta del Califfato in quel paese. L’altro fronte nel quale Teheran è impegnata è quello siriano, dove opera al fianco della Russia, quindi su mandato delle Nazioni Unite e su invito del governo siriano. Nel quadro di questi due interventi militari, l’Iran si è mosso rispettando i termini d’ingaggio e pagando un pesante tributo di sangue nella lotta al terrorismo. Ma la presenza iraniana, soprattutto nella zona cuscinetto del Golan, irrita non poco Israele, e qualche scontro è già avvenuto.

A calmare gli animi, è fin qui intervenuta la Russia, paese che ha un rapporto privilegiato con Tel Aviv, ed è riuscita a mantenere calme le acque, rassicurando Netanyahu e gli israeliani.

I nuovi falchi di Washington

Altresì, il premier israeliano beneficia di un rapporto ancor più privilegiato con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale non fa mistero della sua ostilità nei confronti della Repubblica islamica iraniana. Soprattutto da quando Trump si è circondato di nuovi falchi, sembra che frema dal desiderio di colpire l’Iran. In particolare, il nuovo consigliere per la sicurezza nazionale John R.

Bolton, in carica dal 9 aprile scorso, vorrebbe vendicare l’onta del sequestro di militari e diplomatici statunitensi, durante la Rivoluzione islamica iraniana del 1978-1979. Quella rivoluzione trasformò il paese da Monarchia in Repubblica Islamica Sciita, e nel corso degli scontri, i cittadini statunitensi presenti nel paese, vennero tenuti in ostaggio per evitare un intervento USA.

Al termine di questa analisi, ci chiediamo quali evidenze vi siano che l’Iran non rispetterà la parola data sulle armi nucleari. Se la motivazione per una guerra fosse la volontà di liberare il paese dalle pratiche oscurantiste della Sharia, ci chiediamo perché l’occidente non faccia lo stesso in Arabia Saudita e nei regni del golfo sunniti, dove le esecuzioni sommarie sono all’ordine del giorno.

Infine, in base alla dislocazione delle basi militari USA-NATO attorno al paese, alle quali si devono aggiungere i satelliti dedicati al monitoraggio delle attività iraniane, ci chiediamo se una guerra contro quel paese non si possa evitare. Osservando l’immagine che correla questo articolo, consideriamo impossibile per gli iraniani muovere anche un solo passo senza inciampare in un missile nucleare statunitense.

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