Sono passati 41 anni esatti (22 maggio 1978 - 22 maggio 2019) dall'approvazione in Italia della Legge 194, atta a rendere legale l'aborto. Oggi come allora tutto ciò fa ancora discutere con varie controversie e dibattiti che coinvolgono un po' tutti gli ambiti, da quello politico, a quello sociale. Ciò che per i fautori e i sostenitori della Legge è l'acquisizione di un diritto (della donna incinta che può decidere se e quando diventare madre), viene giudicato da chi vi è contro, come la legalizzazione di un reato, l'omicidio (o meglio infanticidio), del futuro nascituro, la cui vita è già in atto nel grembo materno.

Su questo fronte dunque, interrompere una Gravidanza una volta che essa è stata accertata, significa in altre parole uccidere e ci si scaglia contro chi si antepone al concepito (che non è "qualcosa", bensì "qualcuno"), il quale di fronte ad una scelta unilaterale ed egoista, resta escluso, indifeso e senza tutela.

Cenni di storia sulla L.194/78

Prima del 1978, l’aborto, in qualsiasi suo caso (causarlo, auto-provocarlo e istigarlo) era considerato un reato dal codice penale italiano, con possibilità di reclusione fino a 12 anni.

Dal 1975 però, anche per via della rivoluzione culturale che prendeva piede in Italia, si svilupparono manifestazioni e proteste pro-aborto, condotte dai Radicali, per poi coinvolgere socialisti, comunisti, liberali e repubblicani. Per queste fazioni, legalizzare l’aborto (praticato in strutture sanitarie idonee), significava anche eliminare l’interruzione della gravidanza clandestina. Dalla raccolta firme per ottenere il referendum, si passò all’approvazione in Parlamento (per un pugno di voti, provenienti a sorpresa anche da parte cattolica) della Legge 194 il 22 maggio 1978, con la quale una donna (nei casi previsti dalla legge) poteva ricorrere all’aborto nei primi 90 giorni di gestazione, e tra il quarto e quinto mese per motivi di natura terapeutica.

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Politica Gravidanza

Un numero che spaventa

Dalle statistiche che provengono dal Ministero della Salute, dal 1978 ad oggi, in Italia si sono praticati oltre 6 milioni di aborti (senza contare quelli procurati dalla pillola RU486 e dalla "pillola del giorno dopo") ed il dato è stato oggetto di discussione anche nell'ultimo Congresso Mondiale delle Famiglie, tenutosi dal 29 al 31 marzo scorso a Verona. L'enorme cifra ha suscitato l'indignazione non solo della Chiesa e dei laici cattolici praticanti o meno, ma anche da coloro che si schierano in difesa della vita.

Un autentico sterminio di innocenti", ha commentato Gianmario Muggiri, responsabile di Destra Sociale e dirigente di Fratelli d'Italia (sezione di Cagliari), il quale (contattato telefonicamente) ha continuato: "Se i nazisti sono stati giustamente condannati a Norimberga per i crimini contro l'umanità, lo stesso metro di giudizio dovrebbe essere perseguito per chi ha voluto questo scempio e continua a praticarlo e a sostenerlo. La Legge 194, esempio di come la democrazia possa degenerare in oclocrazia, è assolutamente da abrogare.

Prendersela coi più deboli e gli indifesi, arrestandone l'esistenza con tali metodi, fino a raggiungere numeri così spropositati, è da ritenere senza appello uno sprezzo della vita umana. Se non si vuole un bambino, lo si può dare benissimo in adozione. Inoltre, sarebbe necessario sviluppare delle campagne per un risveglio ed un'educazione delle coscienze dal punto di vista morale e religioso, partendo dalle famiglie fino ad arrivare alle scuole".

Sul fenomeno che fosse ormai fuori controllo, si era espresso anche il ginecologo Leandro Aletti, la cui intervista è stata pubblicata su youtube il 20 maggio 2018, dal canale "La nuova Bussola Quotidiana" (il cui video è pubblicato in basso).

"Con la 194 è stata fatta una vera strage", afferma Aletti che tiene a precisare, "Attraverso la normativa è possibile effettuare anche una diagnostica mirata atta ad individuare feti ed embrioni tarati e malformati da sopprimere con l'aborto selettivo. Nel 1978, così si è pure introdotto in Italia il razzismo, con il beneplacito dei politici cattolici. La DC era contro l'aborto, ma la sua era un'opposizione leggera. La 194 viene considerata una legge di liberazione della donna, ma del ricordo di un'esperienza del genere, la donna non se ne libererà più, talvolta con delle conseguenze persino terribili. La vera liberazione della donna in realtà, è la liberazione dall'aborto. La Legge deve essere abolita e per farlo, oggigiorno i tempi sono maturi. Non dimentichiamo che l'Italia è il primo Paese al mondo per il tasso di natalità più basso".

Intanto negli USA...

E se nel Belpaese, il dibattito sull'aborto resta acceso, anche negli Stati Uniti non si è da meno. A sostenere la causa contro l'aborto, a fine marzo 2019, è stato programmato in 800 sale americane il film tratto da una storia vera, Unplanned (tradotto, "Non pianificato"),

nel quale, la protagonista Abby Johnson, da manager abortista a capo di una clinica, decide di sposare la causa pro-vita, dopo aver coadiuvato un medico a praticare l'aborto di un feto di 13 settimane. Alla Johnson era stato raccontato che il tessuto fetale non sente alcun dolore mentre viene abortito, ma la realtà a cui assistette fu ben diversa, tanto da rimanerne sconvolta. Non a caso, il trailer del film, visibile anche su youtube, ha fatto scalpore un po' ovunque.

Intanto ad inizio 2019, nello Stato di New York, esattamente il 22 gennaio, è stata approvata dal governatore Andrew Cuomo la Legge sulla Salute Riproduttiva, per proteggere il diritto della donna all'aver accesso all’aborto in modo sicuro e legale, in alcuni casi anche fino al nono mese di gravidanza. Quasi come risposta, il fronte pro-vita statunitense, invece, plaude in favore della governatrice repubblicana dell'Alabama, Kay Ivey, la quale il 16 maggio ha firmato una legge contro l'aborto a 360° (anche in caso di stupro e incesto, fatta eccezione per il solo caso di rischio-vita per la futura mamma).

Tra le varie associazioni anti-aborto, in questo caso è appropriato ricordare, SaveThe1, fondata dall'attivista Rebecca Kiessling, concepita da uno stupro. In merito a tale tema quest'ultima pone una domanda che fa riflettere: "Perché avrei dovuto scontare io la pena di morte, per le colpe del mio padre biologico?". La campagna abortista però continua, sostenendo le sue ragioni. Com'era prevedibile la misura adottata dalla Ivey, ha suscitato una nuova ondata di disapprovazione da parte dei democratici e dei vari circoli a difesa dei diritti delle donne, i quali hanno preannunciato aspre battaglie legali.

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