Sono settimane, ormai, che Nicola Zingaretti ha annunciato la "costituente delle idee", anche se finora sembra non aver trovato alcuna apertura da parte del Movimento Cinque Stelle. La sinistra sta cercando di riunire le sue anime dopo anni di scissioni che l'hanno ridotta ad una lista di partitini dove ormai "uno vale uno", ma non nel senso grillino dell'espressione, giacché s'intende che ognuno vota per il partito che ha fondato.

L'uscita di Renzi dal Partito Democratico ha segnato indubbiamente una svolta tra i dem perché - come rimarcato più volte dall'ex segretario - adesso non c'è più nessuno che possa rompere le "uova nel paniere".

Che siano proprio i due Matteo della Politica, Renzi e Salvini, a fornire un assist vincente alla sinistra? Una cosa è certa: entrambi hanno contribuito ad avvicinare il Partito Democratico e il Movimento Cinque Stelle, e l'ex sindaco di Firenze ad oggi potrebbe contribuire a separarli di nuovo.

Tuttavia, non si esclude a priori che possa anche sorgere un'alleanza che vada ben oltre l'attuale patto di governo. Ed è proprio qui che si colloca la proposta di Nicola Zingaretti, il quale auspica che le diverse anime della sinistra possano finalmente trovare dei punti di contatto da proporre agli elettori come programma politico per contrastare la destra e rilanciare il Paese.

Si potrebbe tornare al bipolarismo

Nel quadro politico attuale e con la legge elettorale in vigore, la proposta più sensata sembra proprio questa: rilanciare un bipolarismo in cui non ci sarebbe spazio per i partiti minori, ma solo per ampie coalizioni.

Ma il Pd con chi potrebbe creare un'ampia coalizione di sinistra se non con i pentastellati?

In realtà Luigi Di Maio su quest'ipotesi continua a fare orecchie da mercante. Una timida apertura sembra essere arrivata da Beppe Grillo che, in occasione della festa per il decennale del Movimento, ha affermato: "Non siamo più gli stessi di dieci anni fa".

In effetti, una novità sostanziale rispetto al passato è stata proprio la tendenza a stringere delle alleanze con quei "vecchi partiti" che più volte i grillini avevano criticato.

Allora perché non raggiungere un'intesa stabile che possa frenare l'avanzata del centrodestra guidato da Salvini? Perché la "base" sembra non essere d'accordo con quest'eventuale liaison, e perché al contempo ha votato con larga maggioranza in favore della formazione del governo giallorosso?

Per il momento non sono ancora arrivate le dovute risposte dagli esponenti politici del nostro Paese. Tuttavia è bene sottolineare come proprio Di Maio sia contrario a qualsiasi alleanza di lungo termine, considerando l'accordo di questi mesi come una breve parentesi nella storia del Movimento Cinque Stelle, forse anche piacevole.

Chi ha accolto con entusiasmo la proposta, invece, è stato l'ex segretario del PD e oggi presidente di Articolo Uno Pier Luigi Bersani che, in diverse interviste, ha ribadito la sua intenzione di voler aprire sia ai dem che ai pentastellati.

Sulla stessa lunghezza d'onda sarebbe anche il pensiero dell'ex premier Massimo D'Alema.

E chissà se, a fronte di queste parziali aperture, possano davvero essere gettate le basi per arrivare ad un'ampia coalizione di centrosinistra.