Nonostante le misure precauzionali per la lotta al Coronavirus decise dal Governo e che si prevede vengano ulteriormente rafforzate, i dati giornalieri della Protezione Civile sono un crescendo preoccupante di contagi e di morti (da inizio pandemia ad oggi è stato sfondato il numero dei 40mila casi positivi). Le regioni più colpite restano quelle del Nord Italia, in particolare la Lombardia e l'Emilia Romagna, ma altri focolai sono presenti in Piemonte e nelle Marche e se ne teme l'estensione su tutto il territorio nazionale. Eppure, guardando alla Cina da cui il Coronavirus è partito, ed in particolare alla regione di Wuhan, dopo due settimane dalla blindatura totale del Paese la diffusione ha prima rallentato e poi si è arrestata, mentre questo non è ancora avvenuto in Italia.

Anzi, le percentuali di mortalità sono doppie o triple rispetto alle attese, circa l'8-9% dei positivi al tampone in Lombardia, mentre come noto le stime dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sono del 3-3,5% e in Sud Corea addirittura intorno all'1%, quindi quasi confrontabili con gli effetti di una normale influenza.

Cosa sta andando storto?

La virologa Ilaria Capua, che ha fama di sobrietà oltre che di competenza nel settore, ha confessato di non avere risposte convincenti. Si sono fatte ipotesi, non dimostrate né dimostrabili, di dipendenza dall'inquinamento dell'aria, notoriamente elevato in Pianura Padana, dove insistono le regioni più colpite. Ma la realtà è probabilmente molto più semplice e preoccupante perché riguarda potenzialmente tutte le regioni: l'Italia è un Paese di anziani, e gli anziani hanno tassi di mortalità elevatissimi, fino al 18% per gli ultraottantenni.

Certo, qualcuno potrebbe obiettare che questa evidenza si riferisce alla Cina e non all'Italia, in cui il modo di trasmissione del virus potrebbe essere diverso e portare a tassi di mortalità più omogenei fra le diverse classi demografiche. Eppure non sembra essere questa la contingenza italiana, come affermato in una recente intervista a Sky da Graziano Onder, direttore del Dipartimento malattie cardiovascolari, dismetaboliche e dell'invecchiamento del Policlinico Gemelli: “La letalità stratificata per fasce di età non è più alta di quella di altri Paesi”.

Quindi la conclusione provvisoria, in attesa che l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) pubblichi dati disaggregati per età, è che in Italia si muore di più in termini assoluti e relativi alla popolazione contagiata, perché nel Bel Paese la presenza di popolazione anziana è molto superiore alla Cina e a quasi tutti gli altri Paesi del mondo.

A riprova di ciò, l'età mediana della popolazione colpita in Lombardia ed Emilia Romagna è di 64 anni - secondo l'appendice al rapporto giornaliero della Protezione civile, disponibile sulla home page di ISS "Epicentro" - mentre quella cinese sembra essere intorno ai 52.

Dubbi sull'efficacia delle misure adottate

Certamente l'isolamento sociale, come viene chiamato, è un'ottima misura di prevenzione, perché tiene a debita distanza (di un metro e oltre) i potenziali "untori". Ma questa misura, peraltro in via di rafforzamento proprio in queste ore, per motivi che non interessa in questa sede approfondire, rischia di essere insufficiente per il fatto di non tenere conto in modo specifico dell'età degli Italiani a cui si rivolge.

Le alternative sono limitate

La conclusione del ragionamento potrebbe allora suggerire di prevedere misure differenziate per la quarantena degli anziani. Qualcosa di simile ha fatto, tra le prime misure adottate, il Regno Unito di Boris Johnson, che ha isolato socialmente gli Over 70. Ma come dimostra il numero di denunce a piede libero per violazioni degli obblighi di "stare a casa", che ha superato quello dei contagi, non è sufficiente almeno in Italia che una cosa venga ordinata dall'alto per essere certi che sia eseguita, o eseguibile. La via è allora quella di proseguire con le strategie di contenimento sperando che la forza del virus, come auspicato anche dalla virologa Capua in uno dei suoi ultimi interventi, 'possa presto attenuarsi'.

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