La campagna vaccinale prosegue senza sosta in Italia ed in seguito all’obbligo di Green Pass per i lavoratori [VIDEO] le richieste per i vaccini sono salite alle stelle anche tra i più scettici; rimane, tuttavia, uno zoccolo duro di no-vax, nonostante i numeri corroborino la valenza della campagna. Questo zoccolo duro, usando tesi basate su false notizie e convinzioni che non sono sostenute da alcuna prova scientifica, manifesta da mesi il dissenso all’introduzione del Green Pass e le proteste hanno raggiunto un livello tale da esplodere nelle violenze dei giorni scorsi, tra cui l’assalto squadrista alla CGIL, nel quale l'estrema destra si è intestata la protesta ed insieme al movimento IoApro ha devastato la sede romana del sindacato.

Gli ottimi risultati della campagna vaccinale

SkyTg24 ha riportato alcuni grafici estremamente indicativi dell’efficacia della campagna, riferiti all’andamento delle nuove ospedalizzazioni e delle terapie intensive in Lombardia negli ultimi quattro mesi. Il confronto tra questi grafici e quelli riferiti allo stesso periodo del 2020 evidenzia una differenza abissale: la campagna vaccinale ha prodotto un crollo verticale rispetto ai numeri dello scorso anno, dimostrando di fatto il contributo che le vaccinazioni hanno avuto sulla diminuzione della diffusione su larga scala e della gravità dei sintomi del Coronavirus. Eppure, questi dati sembrano non bastare per convincere i più stoici tra i no-vax; sembra non sufficiente persino la statistica che vede Trieste, agli ultimi posti in Italia per percentuale di popolazione vaccinata, tra le città più colpite dal virus.

Il capoluogo, soprattutto dopo le ultime manifestazioni, è stato considerato la capitale italiana no-vax e si ritrova ora nuova capitale anche per numero di casi Covid in proporzione alla popolazione, mentre le vicine Udine e Gorizia, in linea con la media nazionale per numero di vaccinati, riportano un ammontare di casi in proporzione pari a meno di un quarto rispetto ai vicini triestini.

L'obbligo non-obbligo

L’Italia ha bisogno di ripartire, economicamente e socialmente. I virologi sono chiari: per poter sconfiggere la pandemia e per ritornare, almeno in parte, allo stile di vita pre-Covid, l’unico modo è fermare la circolazione del virus; per fermare il virus serve l’immunità di gregge e tale immunità si raggiunge solo vaccinando più persone possibili.

Pertanto, il vaccino rappresenta una necessità sociale ed economica, nonché un’esigenza umana per rallentare, quantomeno, la conta del numero di morti a causa del virus; eppure il governo italiano ha scelto di non rendere obbligatoria la vaccinazione, sostituendola con il Green Pass, scelta presa anche dallo stato di New York e - in maniera meno restrittiva - da altri paesi come la Francia. Una scelta discutibile: di fatto il Green Pass è un espediente, un escamotage che, per non dover ripetere il tampone ogni due giorni, costringe a vaccinarsi tutti coloro che vogliono lavorare, spostarsi con i mezzi pubblici su lunghe distanze o fare qualsiasi attività sociale che non sia rimanere fermi sul marciapiede; uno stratagemma per dire che bisogna farsi il vaccino se non si vuol vivere in clausura.

La vaccinazione obbligatoria, per quanto questo termine possa far paura a qualcuno, non è, come alcuni hanno dichiarato, un’imposizione di stampo fascista; al contrario, sarebbe una misura di protezione corroborata da precisi dati scientifici, presa in seguito ad un’emergenza di gravità assoluta come quella del Covid e presa soprattutto nell’interesse della salute dell’intero popolo italiano. Il non aver reso fin da subito obbligatorio il vaccino contro il Covid-19 ha permesso la diffusione di molti certificati falsi, che rischiano di esporre nuovamente i luoghi di lavoro e di ritrovo al virus; ma ancor più grave, ha fatto montare la furia di coloro che, per disinformazione o per radicate convinzioni errate, non hanno intenzione di vaccinarsi e che si sentono implicitamente costretti a farlo con il nuovo obbligo del Green Pass. E la storia, come è evidente dopo gli avvenimenti dei giorni scorsi, ci ricorda che non c’è nulla di peggio di una massa disinformata, fuorviata e soprattutto arrabbiata.