Con l’uscita del nuovo Matrix agli inizi del 2022, dal titolo Matrix Resurrections, si dà origine ad un nuovo capitolo della tanto conosciuta e amata trilogia che ha modificato in modo profondo la nostra concezione del reale e ha fornito una lettura del vecchio presente, di quando uscirono i primi film (ormai vent’anni fa) e il futuro, sia per come era stato concepito all’uscita dei primi film, sia per come viene concepito oggi.

In questo film si uniscono questi due futuri paralleli ma complementari, per rilanciare l’universo del Matrix in una nuova, anche se in parte conosciuta, realtà, che vede un Neo ormai invecchiato, che vive nell’ombra e si è dimenticato delle valorose azioni passate.

Viene ripresa tutta la filosofia e tutto il pensiero presente nella trilogia precedente, condensata, collegata e utilizzata per riprendere le fila di quello che era stato lasciato in sospeso con i film antecedenti.

Matrix Resurrections è un elogio alla binarietà. Si percepisce già dalla scena iniziale, in cui si intravede uno spiraglio di luce che poi si scopre essere il riflesso della luce di una torcia che si specchiava su una pozzanghera. Ogni scelta e ogni azione può avere un suo opposto che non è per forza sbagliato, è semplicemente altro e di questo si può intanto cominciare a prendere coscienza, poiché sicuramente è l’altra faccia della medaglia, ma chi ci dice che non sia solo una percezione di chi osserva?

Chi ci dice che quello che si percepisce come individui non sia nient’altro che una proiezione mentale dettata dall’essere parte di un insieme-matrice? A questo Matrix cerca di dare spunti di riflessioni e suggerimenti da qualche tempo.

Una costante domanda che percorre tutti i film è: cos'è il reale? Che vuol dire realtà?

Non che a questo non si fosse già risposto con i precedenti film, ma con Resurrections si fornisce una vicinanza maggiore tra il pubblico osservatore e gli umani rappresentati nel film.

Il confine è più labile, di conseguenza il futuro descritto sembra inevitabilmente più vicino e più concreto. Il pubblico viene fatto immedesimare prepotentemente nel Neo che vive nel Matrix, che quindi si sente posto e si sente di porsi la domanda: cosa sto facendo perché tutto questo non accada?

Nella prima parte del film ci sono continue citazioni e rimandi ai film precedenti, la cui funzione è chiaramente quella di ripagare gli spettatori più fedeli, ma è chiaro che quei dettagli rendono ancora più labile la realtà all'interno del Matrix con quella 'reale', rendendo più sconvolgente e preoccupante quanto siano poco differenti le due realtà e quanto assopirsi o dimenticare il proprio protagonismo all'interno di una qualsiasi delle due possa portare a conseguenze estreme.

Ricordo o finzione?

Ad un certo punto durante il film viene posto un quesito fondamentale: 'Ma la realtà basata sui ricordi, non è che una finzione?'. Mettendo in dubbio così tutta quella parte soggettiva del vivere la realtà e di farla propria, tutti quei dejà-vu e quelle parti di errore che si presentano anche nel Matrix e a quanto lo stesso Neo avesse vissuto fino a quel momento, che fosse una sua scelta o meno. Spingendo lo spettatore a trovare una logica anche nell'illogico.

Matrix Resurrections è un elogio alla binarietà, alla scelta doppia. Si ritrova nella proiezione dell'avatar nel Matrix, ma in particolare ciò che contraddistingue questo Matrix con gli altri è la relazione molto più stretta tra coloro che vivono nel Matrix e il pubblico.

La realtà del Matrix è spaventosamente simile a quella vissuta dallo spettatore comune, interazioni, routine, problemi esistenziali. Questa è la sua forza e la sua peculiarità.

È più facile immedesimarsi nel Matrix che non nella realtà al di fuori di esso e questo è il legame doppio che fa da collante sia tra i film precedenti, che con gli spettatori cresciuti, con i nuovi spettatori, con la rivisitazione della filosofia del Matrix portata avanti da questi film, ed infine con il futuro immaginato inevitabilmente mutato dal passare degli anni.

Quello che viene costantemente messo in dubbio è quanto sia vero e reale tutto quello che si sta vivendo e di cui si sta avendo esperienza. Ma allora, se la realtà basata sui ricordi non è altro che una finzione, come possiamo collocare le tradizioni?

E la cultura di cui non si hanno testimonianze se non i ricordi di qualcuno?

La tradizione è, secondo Treccani, la ‘trasmissione nel tempo, da una generazione a quelle successive, di memorie, notizie, testimonianze; anche le memorie così conservate’, di conseguenza è qualcosa di incorporato e di scontato, quanto questo allora può essere una finzione?

Non c’è una risposta univoca ovviamente, ma si può considerare una tradizione ‘finta’ proprio perché non si può fare affidamento sulla sua veridicità, in quanto frutto unicamente di ricordi, cosa che vale sempre, in qualsiasi contesto storico e culturale e non per questo allora le tradizioni sono necessariamente inutili o prive di importanza. In ogni caso ci offrono uno spaccato del passato, del presente e allo stesso tempo del futuro, perché è proprio analizzando la loro incorporazione nella società è possibile leggere il loro livello di adattamento o di fermezza di principi, in base a questo indice è a sua volta possibile intravedere quanto e come una determinata società sta cambiando.

Matrix Resurrections pone costanti quesiti sulla realtà

Di conseguenza chiedersi se la realtà basata sui ricordi può essere reale non è altro che un pretesto per riflettere su come lo spettatore vive la realtà che lo circonda, entrando in un vortice di immedesimazione tra Neo e lo spettatore stesso, accentuato anche dalla evidente similarità tra il Matrix e la realtà odierna, la solitudine, le relazioni fluide, la tecnologia, sono tutti dettagli che a primo impatto non rendono evidente la presenza di Neo nel Matrix, ma lo colloca in un mondo molto simile a quello del pubblico.

È questo il messaggio più dirompente. Essere nel Matrix e non accorgersene, rimanere nella costante routine senza poterne uscire, senza cercare di uscirne perché è quella che conosciamo come unica realtà.

Il fatto che la storia di Neo si ripeta, la presenza di un Morpheus anche se leggermente diverso e il ricordo di Trinity, rendono anche più facile la percezione di poterne uscire in qualche modo, grazie all’aiuto di un Morpheus, di una Trinity o in generale di tutti coloro che si sono ribellati allo sfruttamento indetto dalle macchine. Ricercando così un punto fermo, le relazioni più umane che Neo abbia mai avuto all’interno del Matrix.

In questo film si riesce a riportare tutto in un unico insieme di fatti, che arricchiscono quanto detto in precedenza dalla trilogia, ma allo stesso tempo ha una sua identità per la centralità dello spettatore e per la capacità maggiore che questo film ha di interrogarlo sulle sue scelte e sul suo vivere quotidiano, portando una riflessione centrale sull’importanza di poter riconoscere cosa è distorto e corrotto e cosa è puro, cosa porta alla crescita e cosa invece rimane nella volontà di sfruttare per arricchirsi.

È fondamentale quindi domandarsi come e se la realtà che stiamo vivendo possa essere in qualche modo rivoluzionata, e, forse, il reale è proprio quella parte che si viene a creare nell’intessitura di relazioni umane e autentiche.