Turchia: fu inumana la deportazione degli Armeni

"Inumane", così il ministro per gli affariesteri turco Davutoglu ha definito oggi la deportazione degli Armeni per manodei Turchi avvenuta un secolo fa. In occasione della sua visita ad Erevan,capitale armena, il ministro ha inoltre esortato a stabilire una "giustamemoria" di quei fatti. Fatti che il suo paese stenta ancora oggi a definire "genocidio".

Ad Erevan si è riunital'Organizzazione per la Cooperazione Economica del Mar Nero, e quella del capodella diplomazia turca è stata la primavisita nella capitale armena, dopo il fallimento, nel 2009, dei tentativi dinormalizzazione tra i due Paesi.

È da tempo orami che Turchia e Armenia siaccusano vicendevolmente di voler riscrivere gli accordi e le pretesereciproche nei loro contatti economici, facendo di volta in volta saltarepossibili conciliazioni.

Tra il 1915 e il 1917 la comunitàarmena dell'Impero Ottomano fu vittima di deportazioni forzate e massacri, glistessi per i quali Davutoglu ha usato le seguenti, storiche, parole: "Considero che quell'ondata di deportazionifu un errore. Ciò che fu compiuto fu un atto inumano". L'Armenia, nonchénumerosi storici internazionali, valutano a quasi due milioni il numero delle vittime, echiamano ciò che accadde allora "genocidio". La stessa parola che la Turchia hasempre bandito dalle proprie cronache che narrano gli eventi.

Almeno finora. Ineffetti, nonostante il governo islamico-conservatore in carica ad Ankaracontinui a ricusare l'uso di quel termine, il caso di Erevan evidenzia il rafforzamento di un atteggiamento più distensivo.

Avanzare dunque verso la viadella conciliazione, questo appare essere l'obiettivo primario del governoturco, stando alle parole di apertura del proprio portavoce.

Dello stessoparere si è mostrato l'omologo armeno, il ministro Edouard Nalbandianassicurando che "Le relazioniarmeno-turche vanno normalizzate senza condizioni".

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