Nellepieghe della Legge di Stabilitàsi nascondono insidie nascoste all'opinione pubblica che ignara diquanto stia facendo in realtà Renziosserva ognigiorno i notiziari nella speranza di trovare risposte alla crisi cheattanaglia l'Italia. Il paese è fermo dal 2011, da quando cioècadde il governo Berlusconi a colpi di Spread e fu rimpiazzato daquello che molti definirono il “Governo del presidente”, cosìdefinito l'esecutivo a guida tecnica formato dal Prof. Monti chetanti danni ha procurato, primo fra tutti quello degli “esodati”.

Tagli alla sanità

Sono4 i miliardi che saranno tagliati alla sanità se le Regioni nonsaranno in grado di applicare i tagli della Spending Review.

Ladenuncia proviene dal mondo politico per le parti della Lega e delM5S. Esiste la clausola 'taglia-sanità'all'interno della bozza della Legge diStabilità perla quale scatterà la misura in caso non si raggiungano gli obiettividi riduzione dei costi entro il 31 gennaio del 2015. E' sul blog diGrillo che si trova il riferimento alla notizia, relativamente allaviolazione del Patto della Salute firmato dallo stesso governo conle Regioni soltanto la scorsa estate. Si era cioè stabilito distanziare 112 miliardi per il 2015 e 115 per il 2016; ora tuttorischia di saltare.

Maroni

Ilgovernatore della Lombardia si è espresso in merito alla possibilitàdei tagli alla sanità con toni molto duri. Denuncia la situazione digrave difficoltà della regione da lui governata che dispone già di930 milioni in meno; considerando che ben 730 sono quelli sottrattial settore sanitario si capisce chiaramente come si rischi di mandareal collasso l'intero sistema.

Tagliindiscriminati

Anchel'ex commissario alla spending review aveva espresso fortissimeperplessità in merito alla natura dei tagli imposti dalla Legge diStabilità di Renzi.Si tratta di tagli indiscriminati, lineari che rischiano di farcollassare l'intero Paese e di non accontentare Bruxelles chechiedeva ben altro.

Incapace

Questaè la conclusione a cui sono giunti un po' tutti, in primis ilgovernatore Maroni che sulle pagine del Corriere della Sera manda adire del premier che “...

perfare le cose semplici non servirebbe uno come Renzi “. L'exsindaco di Firenze ha contro il giudizio dell'opinione pubblica equesto ben lo sanno nelle segrete stanze del Pd dove i dissidenti siinterrogano se non sia giunto il momento di fare la scissione, giàventilata da Pippo Civati, per tornare alle urne e mandare a casa ilpartito che Grillo ha definito il “pdmenoelle”.

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