Notizie non certo positive a detta di Euromedia Research,che comunica e traccia un ulteriorebilancio previsionale sul referendum del prossimo ottobre, dove sembrerebbero in vantaggio i noal ddl Boschi. La notiziacerto non èpositiva per ilpresidente del Consiglio, Matteo Renzi e il Partito democratico, ed arrivaproprio nel giorno in cui il premier aveva dato ufficialmente da Firenze l'apertura alla campagna per il Si al ddl. Chi dichiara che voterà contro le riforme del governo Renzi è salito ora al 52 per cento rispetto al 51,9 per cento dello scorso 18 aprile.

Nella rilevazione precedente i Sì erano al 48,1 per cento mentre ora sono ulteriormente scesi al 48 per cento. Dati certo non incoraggiantiper l'esecutivo Renzi.

Renzi: o passiamo o tutti a casa

Sul referendum di ottobre il primo ministro Matteo Renzi si gioca tutto. In caso di sconfitta, infatti, ha già dichiarato in diverse occasioni che lascerà non solo la guida dell'esecutivo ma addirittura la vita politica. Del resto oggi ha fermamente ribadito, che lavera sfida inizia da oggi, accusando chi ora critica l'operato del governo, gli stessiche due anni fa avevano firmato il fiscal compact. Tra pochi giorni il governo verrà di nuovo messo alla prova, infatti tra il 10 e il 12 maggio si voterà perle unioni civili evoci di corridoio dicono già che probabilmente il governo ricorrerà alla fiducia.

Subito dopo, esattamente il 25 maggio, ci saràil voto della legge sul terzo settore. Che il vento siacambiato per il governo lo diconoda qualche settimana i sondaggi, la tendenza in continua flessione nei consensi indicaun malumore diffuso sulle azioni dell'esecutivo, cosa ormai chenon soloEuromedia Research riporta datempo.

Soliti problemi interni al partito

Il governo si troverà di fronte molti ostacoli, comespessogli è accaduto in questi ultimi tempi dovrà farei conti con le molte questioni in sospeso e mai risolte al suo interno. Il percorso minato non passa solo per la delusaminoranza Dem,che auspicava di riaprire un dialogo istituzionale con le opposizioni, soprattutto con i Si, ma anche da quella vecchia corrente di pensiero non incline alle scelte del premier.

Ala e i Verdiniani anche stavolta saranno chiamati agli straordinari.

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