In occasione della presentazione del libro "Quale sinistra?" scritto da Tonino Bucci e Giulio Di Donato, svoltasi a Roma, è intervenuto Fausto Bertinotti che ha rilasciato un'intervista esclusiva a Blasting News. Ecco che cosa ci ha detto l'ex Presidente della Camera e storico leader della sinistra in Italia.

'La sinistra è ininfluente, deve ricominciare daccapo'

Bertinotti, in un contesto sociale ed economico come quello odierno quale sinistra serve in Italia nel prossimo futuro?

"E' una discussione molto impegnativa perché io penso la sinistra per come l'abbiamo conosciuta nella seconda metà del Novecento è scomparsa. La sinistra che possiamo chiamato "di Governo" ha subito una mutazione genetica ed è diventata parte dell'establishment che oggi è messo sotto accusa dalle rivolte di popolo, anche e soprattutto populistiche; mentre la sinistra radicale o "di alternativa" è stata sconfitta e subisce un processo di marginalizzazione che la rende totalmente ininfluente."

Questo processo vale in particolare per l'Italia...

"Credo sia vero in Italia ma anche altrove, semmai da altre parti va un po' meglio sul piano elettorale. Ma per influente si intende la capacità di incidere sul lavoro, sulle condizioni sociali, sui diritti sociali e civili e le condizioni di vita delle persone, come è stato il movimento operaio del Novecento, capace di cambiare il corso della vita delle classi. Questo è il prodotto di una sconfitta storica e di una rivoluzione capitalistica vincente che ha dato luogo al capitalismo finanziario. Ora bisogna ricominciare daccapo. Cito una lettera disperata ma bella di Gramsci a suo fratello in cui nonostante si accorga della mancanza di prospettive, gli dice di non essere privo di speranza perché quando tutto sembra perduto quello è il momento di ricominciare daccapo. E io penso che quello che resta della sinistra oggi debba ricominciare daccapo."

'Alleanza fra sinistra e socialdemocrazia è oggi improponibile. Riforma ciliegina su torta degli ultimi 25 anni'

Siamo in una fase di referendum e me ne viene in mente un altro, quello del 2003 per estendere l'articolo 18, dopo il quale la sinistra radicale decise di allearsi con quella moderata. Pensa che questa prospettiva sia nuovamente possibile dopo questo referendum, specie se vincesse il No?

"No, quella è una storia finita, seppure importante.

Fa bene a indicare quel referendum del 2003 perché fu uno dei crinali, in quel momento si poteva andare in una direzione o nell'altra. Abbiamo perso quel referendum e il processo successivo è stato come una coda di quella sconfitta. Ma non possiamo dimenticare che gli anni seguenti sono stati quelli della vittoria totale del capitalismo finanziario e della costruzione delle società oligarchiche. Quel referendum viveva ancora in un regno intermedio in cui molti elementi della democrazia conquistata ancora sopravvivevano, mentre oggi siamo nella desertificazione della democrazia. Quell'elemento non può tornare. Penso che quell'alleanza di Governo si giustificava in quel quadro, seppur abbia avuto esiti negativi, mentre oggi è improponibile perché la socialdemocrazia non c'è più e si è trasformata nel gendarme e nel sacerdote della governabilità.

Quella storia lì non torna più."

Quindi in quest'ottica il Sì al referendum e alla Riforma di Renzi è un avanzamento di questo processo?

"Sì, assolutamente. Questa Riforma è una ciliegina sulla torta, anche una ciliegia pesante direi, di questi ultimi 25 anni. E' la sanzione che la Costituzione materiale, cioè le leggi come il Jobs Act e la negazione dei contratti di lavoro, sono il panorama del futuro."