L'ennesimo esperimento atomico sotterraneo di Kim Jong-un ha provocato 200 morti nella Corea del Nord. Non solo. Dopo il 6° test compiuto nel sito abitualmente utilizzato dal leader nordcoreano per provare a se stesso e al mondo la sua potenza, sembra che Punggye-ri, il sito sede di tale esperimento, abbia registrato una scossa di terremoto pari a 6.3 della Scala Richter. Non solo. L'esperimento atomico così amato da Kim Jong-un, ma non temuto abbastanza dai suoi avversari, ha provocato anche la cosiddetta "sindrome della montagna stanca", una sindrome che ha colpito il monte Mantap, che sovrasta il sito di Punggye-ri.

La sindrome del Mantap

Sembra non bastare il numero di morti (200) a seguito del crollo del tunnel nel sito adibito ai test nucleari del leader Jong-un. Come sembra diventato una "abitudine" il fatto che sia già il 6° esperimento che il leader nordcoreano compie da quando è in carica con la tiepida reazione della Comunità internazionale. Ancor di più non stupisce più la retorica della minaccia di un potenziale atomico dieci volte superiore a quello lanciato nel 1945 su Hiroshima, quello di fatto usato per il 6° test atomico.

Perché mai dunque dovrebbe sortire un effetto diverso il riferimento alla "sindrome della montagna stanca"? Che altro non è che un indebolimento strutturale del monte Mantap, dovuto alle detonazioni sotterranee durante l'esperimento atomico di Kim Jong-un sul sottosuolo. Una montagna che di fatto è "gravemente instabile" e che, secondo il capo del Korea Metereological Administration, se sottoposta a un'ulteriore esplosione nucleare, potrebbe crollare con conseguente rilascio di materiale radioattivo.

Kim Jong-un e le sue ragioni

In molti hanno già riflettuto in merito alle vere intenzioni del leader nordcoreano. Il suo narcisistico piacere dei riflettori, l'esercizio di responsabilità così alte in un'età così giovane, il desiderio di sedare ogni istinto di supremazia nei leader nemici di America e Cina, l'intenzione non realizzabile di unire le due Coree, ecc. Ciò che appare evidente è che la Corea del Nord sotto la sua leadership è una polveriera a cielo aperto.

I gesti di Jong-un forse sono un bluff, o forse no; sta di fatto che i mezzi della sua politica - le armi nucleari - non possono continuare a essere uno strumento usato in modo indisturbato. Pena, la possibile distruzione atomica di chissà quale area, chissà quanto grande, del mondo. Einstein già in passato ha parlato di questa eventualità e ha detto che la quarta guerra mondiale la si farà con le pietre e i bastoni.

Forse non si arriverà a tanto, chi può saperlo. Ma di certo non si può neppure stare a guardare e limitarsi a disquisire intorno alla minaccia rappresentata da un leader che usa l'atomica con la stessa disinvoltura che hanno i bambini con i giochi.

Papa Francesco e il vertice a Roma sul nucleare

Per l'ennesima volta è un Papa ad essere costretto a fare politica. Dopo aver colto l'inadeguatezza della politica reale, ha deciso di mettersi in gioco in prima persona per discutere e far discutere intorno al tema della minaccia nucleare.

Sarà a Roma, infatti, il 10 novembre prossimo, il vertice sul tema. A partecipare, 11 Nobel per la pace, che siederanno allo stesso tavolo occupato dai rappresentanti di Onu e Nato, nonché gli ambasciatori mandati dai Paesi più coinvolti nella Crisi Coreana: USA, Russia e Corea del Sud.

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