Dietro le quinte della vicenda del riconoscimento di Gerusalemme come legittima capitale dello Stato d’Israele, da parte degli Stati Uniti, si è verificata una svolta “storica” che quasi nessun osservatore ha saputo riconoscere come tale: per la prima volta, dalla fine della seconda guerra mondiale, l’Europa unita (Gran Bretagna compresa) ha saputo dire di no agli Stati Uniti, pur continuando a far parte della Nato.

Mai prima d’ora

Per decenni è stato un ritornello: “L’Europa è debole perché è divisa” oppure “l’Europa non potrà mai avere un ruolo politico autonomo perché dipende dagli Stati Uniti” o, infine, “in Europa, ognuno tira l’acqua al suo mulino e tutti quanti a quello degli Stati Uniti”.

Talvolta si ricordava una velleitaria presa di posizione isolata del premier italiano Bettino Craxi, nel 1985, che non volle consegnare agli USA i dirottatori palestinesi della motonave Achille Lauro, giunti a Sigonella (CT).

Nelle ultime settimane, invece, c’è stata un escalation che potrebbe far gridare al Miracolo. Il 6 dicembre subito dopo la decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme [VIDEO] come capitale dello Stato d’Israele, l’Alto rappresentante europeo per la Politica estera, Federica Mogherini, ha espresso ufficialmente a nome della UE, serie preoccupazioni. L’11 dicembre, a Bruxelles, di fronte al premier israeliano Benjamin Netanyau, che si aspettava che l’Europa seguisse la decisione del presidente Trump di spostare l'ambasciata a Gerusalemme, Mogherini è stata ancora più rude: Netanyahu "può tenersi le sue aspettative per altri, perché da parte degli Stati membri dell'Ue questa mossa non arriverà".

Il 18 dicembre, gli Stati europei facenti parte del Consiglio di sicurezza dell’ONU (Francia, Gran Bretagna, Italia e Svezia) hanno appoggiato la bozza di risoluzione presentata dall'Egitto per invalidare (sia pur solo moralmente) la decisione di Trump, costringendo gli Stati Uniti a ricorrere al proprio diritto di veto. Infine, il 21 dicembre, all’Assemblea generale, nonostante il ricatto dell’ambasciatrice statunitense, che minacciava di tagliare ogni aiuto agli Stati che avessero votato contro la decisione americana, tutti i membri dell’UE, Gran Bretagna compresa, hanno espresso nuovamente parere contrario al riconoscimento di Gerusalemme capitale voluto da Trump, con la sola astensione (e non un differente voto) di Polonia e Romania. Insomma, nel giro di soli quindici giorni, Donald Trump ha compiuto il miracolo non riuscito a nessun altro dei suoi predecessori: unire politicamente gli Stati europei contro gli Stati Uniti.

Primi effetti della PeSCo

L’un, due, tre dell’Unione europea contro le posizioni USA, sono i primi effetti della dichiarazione comune che, il 13 novembre scorso, i ministri degli esteri e della difesa di 23 Stati membri della UE (successivamente se ne sono aggiunti altri due) hanno sottoscritto per l’avvio della PeSCo, cioè una politica europea di difesa dotata di un esercito comune.

In nemmeno un mese, dalle dichiarazione si è passati ai dissensi con Washington, nonostante le minacce di interruzione di non specificati aiuti (militari?).

Ulteriori sviluppi, inoltre, sono già all’orizzonte. Il prossimo casus sarà la politica nei confronti dell’Iran. Nel giugno scorso, a Ryad, Trump, di fronte ai leader arabi, ha lanciato la sua crociata contro Teheran e il piccolo Qatar che intrattiene con esso normali relazioni diplomatiche. Già in precedenza Trump ha più volte dichiarato di non sentirsi legato agli accordi stretti con l’Iran dal suo predecessore (e dalla UE). Ma l’Iran rappresenta una fonte di approvvigionamento energetico e un mercato a cui gli Stati europei (Italia in particolare) non possono rinunciare.

La stessa Mogherini, il 13 ottobre, è stata chiara: "Trump ha molti poteri, ma non quella di porre fine all’accordo con l’Iran, in quanto fa parte di una risoluzione ONU, approvata all’unanimità". Alla luce di quanto accaduto negli ultimi giorni, tale dichiarazione, apparentemente rilasciata en passant, assume un significato puntuale: in Medio oriente, UE e Stati Uniti stanno ormai su posizioni differenti e contrapposte.

Se è così, UE e Stati Uniti presto si contrapporranno anche sul piano dei rapporti con la Russia. Mentre per Washington la Russia è lontana e può continuare a rappresentare l’avversario di sempre, per l’Europa è, al pari dell’Iran, un’altra fonte di approvvigionamento energetico e un mercato irrinunciabile per i propri prodotti. Sia a Mosca che a Bruxelles, i dissensi tra le parti sono destinate ad appianarsi, nonostante le ripetute esternazioni di Trump.