"Gli obiettivi che uno Stato deve perseguire, sono l'eguaglianza dei diritti sociali e la solidarietà. Dovere non solo delle Istituzioni, ma di tutti i cittadini verso i più bisognosi e in difficoltà. Ogni cittadino, deve avere la possibilità di accedere ai principali diritti sociali e fare politica". Queste le parole utilizzate da Ferdinando Imposimato nell'ultimo suo video pubblicato su Facebook. Cultore della Costituzione, della Giustizia e dei diritti delle minoranze; nel 1985, la rivista inglese "Times" gli dedicò una pagina, definendolo "il nemico numero uno" di Cosa Nostra.

Nello stesso anno, l'Onu lo definisce il "Simbolo della Giustizia". L'ex giudice istruttore muore la mattina del 2 Gennaio, dopo essere stato ricoverato nel reparto rianimazione il 31 Dicembre al Policlinico Gemelli di Roma. In questi anni, era tornato a far parlare di sé, per una sua presa di posizione "controcorrente" per quanto concerne il delitto di Aldo Moro. Le sue dichiarazioni crearono malumori e diversi esponenti politici lo stigmatizzarono per queste sue parole.

La sua carriera in Magistratura e gli ultimi anni in Parlamento

La sua vita professionale inizia nella Polizia di Stato come vicecommissario. Nella metà degli anni sessanta, divenne magistrato; si occupò della criminalità organizzata (Mafia e camorra) e i rapporti tra queste ultime e le istituzioni.

Suo fratello Franco (sindacalista), venne ucciso dalla mafia napoletana nel 1983. Come Giudice Istruttore, si occupò dei casi più sconvolgenti, della seconda parte del Novecento Italiano. Si dedicò al delitto dell' esponente della Democrazia Cristiana Aldo Moro; successivamente all'attentato a Papa Wojtyla, fino all'uccisione di Vittorio Bachelet (ex vicepresidente del consiglio superiore della magistratura).

Autore di molti libri concernenti delitti di Mafia e i "misteri" della politica italiana. Imposimato non nascose mai la sua vicinanza al mondo progressista italiano. Eletto nel 1992 al senato dal Partito Comunista Italiano; è stato componente della commissione antimafia. Divenne responsabile giustizia del Partito Democratico della Sinistra.

Negli ultimi anni, si è avvicinato al Movimento Cinque Stelle; tant'è che la forza politica fondata da Beppe Grillo lo propose come possibile capo dello stato nel 2015. Se ne va un uomo di Stato, che coltivava un sentimento di giustizia ed equità; una persona di grandi valori, che nel panorama politico italiano fatichiamo a trovare.

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