Il recente e tragico fatto di cronaca di sabato scorso - la strage evitata di poco ai danni di 6 immigrati per opera di Luca Traini - è un episodio che va letto nella giusta contestualizzazione, se non si vuole rischiare di perdere il vero movente del gesto. Il fatto in sé potrebbe sembrare soltanto l'ennesimo atto razzista contro i migranti, ma il fatto che lo stragista abbia motivato la sua azione legandola a un precedente atto criminoso ai danni di Pamela Mastropietro, deve far riflettere. Il quadro di riferimento del reato resta comunque politico: siamo a un mese dalle elezioni e Luca Traini è vicino agli ambienti di estrema destra.

Di cosa è accusato Traini

Traini è accusato di aver ingaggiato una sparatoria stile far west ai danni di 6 extracomunitari. Sabato scorso si trovava a Macerata e l'idea omicida l'avrebbe avuta ascoltando la radio che riferiva dell'omicidio di Pamela Mastropietro: la diciottenne maceratese massacrata dal nigeriano Oseghale e rinvenuta in pezzi in due trolley. Sarebbe stata questa la causa scatenante del suo gesto, sarebbe andato a casa della nonna Ada a Tolentino, avrebbe preso nella cassaforte la Glock che deteneva "per uso sportivo" e, una volta in strada, avrebbe sparato a zig zag sui neri con l'intento di vendicare lo scempio compiuto sul corpo di Pamela.

Cosa dice la difesa

Luca Traini, interrogato, dice: "Quando era tutto finito e avevo vuotato i caricatori sono andato a Polvenza. Mi sono fermato con l'auto nel luogo dove avevano ritrovato le valigie con i poveri resti di Pamela e là sono rimasto per qualche minuto, in raccoglimento." L'avvocato, Giancarlo Giulianelli, sembra orientato a richiedere le attenuanti per stato di choc del suo assistito: "La morte di Pamela ha creato un blackout totale nella sua mente, che potrebbe configurare l'incapacità di intendere e di volere."

Perché bisogna distinguere il gesto criminoso da quello anche politico

Aldo Cazzullo, nel suo articolo su Traini, (Corriere della Sera del 5 febbraio, ndr) si sofferma su un particolare.

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Politica

Dice che dopo aver sparato all'impazzata sulla gente di colore a Macerata, lo stragista ha fatto un altro gesto significativo. Ha preso il tricolore italiano e se lo è cinto sulle spalle. Al di là del gesto che, come dice Cazzullo, "non allevia e semmai aggrava la sua azione", il fatto in sé è rilevante per un altro motivo. Denota, cioè, che Traini in quel momento non fosse affatto scioccato, come dice il suo avvocato; al contrario, fosse talmente lucido da pensare che, indossare il vessillo dell'Italia lo avrebbe salvato. Dalla giustizia; in nome dell'Italia; a difesa di quanti, come i partiti di estrema destra, inneggiano all'odio razziale verso i migranti.

Strumentalizzazione politica del 'caso Traini'

I partiti di destra da domenica scorsa hanno usato il 'caso Traini' - che almeno nella mente del suo artefice va di pari passo con il 'caso Pamela' - a fini politici. Da una parte, Berlusconi ha dichiarato al tg5 che "gli immigrati sono una bomba sociale" e che "i 600mila che non hanno diritto di restare vivono di espedienti e di reati". Dall'altra, gli ha fatto eco Salvini: "Quella della povera Pamela è un'altra morte di Stato.

Il problema non è l'immigrazione, ma l'immigrazione clandestina."

Una sintesi tra Boldrini e Grasso

Sia la Boldrini che Grasso hanno criticato apertamente Salvini e ogni strumentalizzazione Politica dei recenti fatti di cronaca. E' sbagliato incitare all'odio e alla violenza verso i migranti, perché può provocare gesti estremi come quest'ultimo di Macerata. Ma è altrettanto sbagliato sminuire e minimizzare azioni come quella di Traini, perché significherebbe avallare un'ideologia, quella razzista e fascista, che ben conosciamo dalla nostra storia passata.

Un sentimento che la Storia ci ha insegnato a riconoscere come negativo in senso assoluto, ma che forse, oggi più che mai, sta riaffiorando dalle ceneri: per questo va riconosciuto per quello che è e condannato.

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