Da qualche giorno, gli occhi di tutto il Paese si sono posati su Macerata. La città dell’entroterra marchigiano si è ritrovata catapultata al centro del dibattito pubblico e con i riflettori dei media puntati addosso. Dapprima a causa di un aberrante fatto di cronaca che ha per protagonista una giovane. Successivamente per il gesto di ordinaria follia, di stampo razzista, di un ragazzo dalle idee contorte. In breve Macerata è diventata l’insolito teatro di un’accesa discussione pubblica, che verte sui temi dell’immigrazione e del sociale. Come se non bastasse, manca meno di un mese alle Elezioni politiche, e i protagonisti della lotta alle urne non si sono certo astenuti dal fare commenti, a fini elettorali.

La morte di Pamela

La questione si è dilatata al punto che, si è perso di vista il fatto al centro di tutto. La morte di Pamela Mastropietro. La giovane ha abbandonato la comunità di recupero Pars di Corridonia, dove si trovava per superare un problema di droga, il 29 gennaio scorso. Due giorni dopo, il suo corpo dilaniato è stato ritrovato in due trolley nelle campagne tra Pollenza e Casette Verdini. Il caso è tutt’altro che risolto, sebbene fin dalle prime battute sia stato in fretta bollato dall’opinione pubblica: spacciatore nigeriano uccide e fa a pezzi giovane ragazza. Il principale sospettato si chiama Innocent Oseghale, ha 29 anni ed è appunto nigeriano. È stato accusato di vilipendio ed occultamento di cadavere.

Non di omicidio. Al momento non ci sono nemmeno elementi sufficienti a dimostrare che la ragazza sia stata uccisa. La causa del decesso non è nota e potrebbe essere morta di overdose. Nei giorni successivi al macabro ritrovamento, non sono certo mancati di giungere nuovi tasselli al caso. Questi compongono man mano, un mosaico sempre più torbido, nel quale la vera chiave di volta è rappresentata dalla droga.

Tutto parte e si ricollega a questa. La dipendenza, la fuga dalla comunità, i modi con cui procacciare il denaro, la ricerca della dose ed infine, forse, l’overdose. Tuttavia l’attenzione pubblica si è concentrata più che altro sulla questione dell’immigrazione.

L'attentato di Traini

La nazione ha incominciato ad interrogarsi per l’ennesima volta sui temi dell’accoglienza, del respingimento e della convivenza con gli stranieri.

Un paio di giorni dopo il macabro ritrovamento, Luca Traini, marchigiano di 28 anni, ha fornito la sua delirante risposta. Ha impugnato una pistola, ha percorso le strade della città ed ha fatto fuoco sugli immigrati che incontrava. Fermato dagli agenti, prima di farsi ammanettare, ha indossato sulle spalle un tricolore ed ha fatto il saluto fascista. Ha motivato il suo gesto come una vendetta per la morte di Pamela e come esempio per risolvere la questione dell’immigrazione. È stato accusato di strage aggravata dall’odi di stampo razziale.

Il dibattito si è allora arricchito di un ulteriore aspetto. Il serpeggiare di sentimenti fascisti, razzisti e reazionari, che si ripropongono all’attenzione pubblica ad intervalli sempre più frequenti.

I toni però si sono smorzati. Anche chi ha da subito tuonato parole di fuoco nei confronti degli immigrati, su tutti il leader della Lega Salvini, ha successivamente abbassato il livello. La stessa madre della vittima in un primo momento si era lasciata andare ad uno sfogo più che irruento. Anch’essa ha ritenuto più corretto stemperare gli animi. Il mondo politico si è subito schierato compatto a condanna del gesto. Fronte compatto ma non unanime. La voce di Forza Nuova si è levata dal coro. Il gruppo della destra radicale ha manifestato sostegno all’attentatore e si è fatta carico della sua assistenza legale.

Dibattito pubblico e campagna elettorale

Ai fini della campagna elettorale la vicenda rappresenta allo stesso tempo un’occasione ed un’insidia.

Da una parte, una larga fetta dell’elettorato pare incline ad assecondare gli istinti più nazionalisti. Dall’altra, diverse sono state le prese di posizione contro tali sentimenti. Non sono nemmeno mancati agghiaccianti dimostrazioni di sostegno e solidarietà nei confronti dell’attentatore.

Ad alzare la posta in gioco, contribuisce il fatto che le Marche siano una di quelle regioni nelle quali si deciderà gran parte delle Elezioni. A Macerata in particolare, la partita si gioca sul filo di lana. La fascia centrale del Paese, in particolare il litorale adriatico da Ascoli a Pescara, insieme a Torino e zona a nord di Roma, è quella dove il risultato elettorale è maggiormente in bilico. Imporsi qui potrebbe essere determinate a livello nazionale.

Secondo alcuni sondaggi, da Ascoli a Vasto il M5S è leggermente in vantaggio sul centrodestra. Se la coalizione FI-Lega-Fdi riuscisse a scavalcare pentastellati, potrebbe ambire alla tanto agognata maggioranza assoluta. Pare più distaccato il centrosinistra.

Gli eventi della scorsa settimana hanno inferto una brusca sterzata alla campagna elettorale, con risvolti inaspettati. Se Salvini si è dimostrato più prudente nell’affrontare la questione, Berlusconi ha affrontato il tema dell’immigrazione con una quasi inedita netta presa di posizione. Ha supportato un più stretto controllo delle entrate. Gli analisti cercano di interpretare l’azzardo. In ballo c’è il voto moderato. Se questo si dimostrerà più incline ad ascoltare temi legati alla difesa dei confini, o invece quelli relativi ad una maggiore integrazione degli immigrati, lo si saprà solo il 5 marzo.

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