Luigi Di Maio e Matteo Salvini, politici di nuova generazione, leader sempre più social e, senza dubbio, grandi comunicatori. Ma spesso e volentieri alcune frasi pronunciate dai capi di M5S e Lega ed anche da altri protagonisti dell'attuale scena Politica italiana non sono affatto originali. Ad iniziare dal contratto di 'governo per il cambiamento'. Un termine già sentito e nemmeno troppi anni addietro: il primo ad utilizzarlo fu Pier Luigi Bersani, all'epoca segretario del PD, subito dopo le primarie del 2013 che lo videro vincente nei confronti di Matteo Renzi, allora sindaco di Firenze.

Nel dicembre del 2012, Bersani si rivolse alla platea degli iscritti al partito definendo una "bellissima avventura" quella delle primarie ed aggiungendo che "la nuova avventura sarà il governo del cambiamento".

Altre frasi 'rubate'

I 'due forni' di Luigi Di Maio hanno un padre ben più illustre. Di Maio ha definito in questo modo le due possibili trattative per il governo con Lega e PD, aveva parlato di forni anche Giulio Andreotti nel 1987, quando la scena politica post-elettorale venne caratterizzata da un dualismo con i socialisti.

Secondo quanto raccontato dallo storico leader della DC a Bruno Vespa e riportato nelle pagine della 'Storia d'Italia da Mussolini a Berlusconi', i socialisti stavano con un piede in due scarpe: da un lato lavoravano per un governo con la DC, dall'altro dialogavano con il Partito Comunista per costruire una maggioranza e mandare i democristiani all'opposizione. Andreotti cita 'due forni' (uno socialista e l'altro comunista) con il suo partito che doveva decidere dove 'comprare il pane'.

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Politica Matteo Salvini

Per quanto riguarda invece il 'contratto di governo', sappiamo tutti che l'idea è presa da ciò che viene attuato in Germania fin dagli anni '60. Quando le forze politiche non sono in grado di trovare una maggioranza stabile dialogano e, in caso di fumata bianca, mettono per iscritto i punti da condividere nel programma di governo, firmando il tutto come un vero contratto. Una 'tradizione' che si è ripetuta anche con l'ultimo esecutivo di Angela Merkel sostenuto dalla Spd oltre che dalla Cdu-Csu.

In riferimento al voto di fiducia al quale dovrà sottoporsi il nuovo governo targato M5S e Lega, Silvio Berlusconi ha parlato di 'astensione benevola'. Non è originale nemmeno questa, venne adottata dal segretario del Partito Repubblicano, Giovanni Spadolini, nel 1983. Al momento di votare la fiducia all'esecutivo a maggioranza DC, infatti, i repubblicani si astennero perché il programma sarebbe stato in contraddizione con quello stilato all'inizio della campagna elettorale.

La fiducia passò comunque con i voti favorevoli di quattro forze politiche (erano gli anni del cosiddetto pentapartito). Infine 'il patto della staffetta' che era stato ventilato per risolvere il dualismo della premiership tra Di Maio e Salvini. Un patto del genere venne in effetti sottoscritto nel 1983 tra il segretario socialista Bettino Craxi ed il leader DC, Ciriaco De Mita che avrebbero dovuto alternarsi alla guida del governo fino al 1987.

Ma considerata la vicendevole sfiducia di entrambi, il patto divenne carta straccia.

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